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Mal di schiena, Atto III, i falsi miti

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Chi nell’arco di una vita non ha mai avuto mal di schiena? Chi non lo avrà mai?
Più o meno lo stesso numero di persone che ha vinto o vincerà il primo premio della Lotteria Italia.back-pain
Il mal di schiena ha costi sociali di gestione superiori a quelli sostenuti per tumori e diabete messi insieme. È frequente come il raffreddore. Simpatico come un sasso nella scarpa
Tuttavia l’argomento lombalgia pullula di falsi miti anche tra gli addetti ai lavori.

Eccone alcuni.

Ho qualcosa fuori posto/ ho il bacino storto/ una vertebra ruotata e altre curiose amenità. Per quanto graziosa romantica e semplicistica sia l’idea che una vertebra scivolata o ruotata provochi il vostro dolore, purtroppo non ha nessuna evidenza scientifica. Sicuramente molte persone stanno meglio dopo una manipolazione vertebrale ma questo non è il risultato di un “aggiustamento meccanico” ma di più complessi meccanismi di regolazione del dolore.

Il riposo a letto mi aiuterà a guarire. Come accade di norma per la maggior parte delle problematiche muscoloscheletriche, nei primi giorni di comparsa del dolore in forma acuta può essere utile una significativa riduzione delle attività di maggior carico.
Tuttavia le ricerche scientifiche sono unanimi nel ritenere che un rapido ritorno alle proprie occupazioni quotidiane contribuisca ad una più veloce guarigione.
Al contrario il prolungato riposo a letto comporta un incremento di dolore, una maggiore disabilita’ ed un più lungo periodo di assenza dal lavoro.

Più forte è il dolore, più grave è il problema. Per quanto singolare possa apparire,non c’è una correlazione necessaria fra intensità del dolore e gravita’ del problema.
Il grado di percezione del dolore dipende da una moltitudine di fattori, fra i quali il livello di stress, l’umore, le esperienze precedenti, la paura etc.
Immaginate il vostro sistema nervoso come un sistema di allarme: che ci passi davanti un gatto, un ladro o jack lo squartatore suonerà sempre allo stesso modo.

Ho male, faccio una risonanza.
Approfondimenti diagnostici (quali Rx o Risonanza magnetica) sono necessari e correlati al dolore del paziente solo in una bassissima percentuale di pazienti con mal di schiena (<5%). Inoltre quasi tutte le persone senza dolore alla schiena, mostrano alla risonanza magnetica bulging discali, degenerazioni discali, ernia del disco, e degenerazioni artrosiche (38%)

Mi faccio operare! Solo una piccolissima percentuale di persone con mal di schiena avrà bisogno della chirurgia. Praticamente la totalità delle persone con lombalgia possono gestire il problema rimanendo attive, comprendendo meglio i meccanismi del dolore e identificando i fattori ad esso correlati. In media i risultati della della chirurgia sul medio e lungo termine non sono migliori di un approccio non chirurgico come quello basato sull’esercizio.

Devo stare seduto dritto! Non è stata ad oggi identificata nessuna postura seduta statica che sia in grado di prevenire o ridurre il mal di schiena. E’ importante invece variare spesso le posizioni e imparare a muoversi senza paura.

Non devo più piegarmi o sollevare pesi! Dopo una distorsione di caviglia smettete di correre o camminare? Sicuramente sollevamenti male eseguiti possono scatenare un blocco lombare ma è importante riprendere precocemente il movimento in ogni direzione per evitare l’instaurarsi della “paura del movimento” o kinesiofobia, sicuro fattore di rischio per una lombalgia cronica.

Sul materasso è importante non risparmiare.
Non me ne voglia Mastrota ma non esistono studi che dimostrino l’efficacia preventiva di un materasso costoso.
È invece importante dormire bene ed avere un sonno regolare: i disturbi del sonno sono correlati con lo sviluppo e il perdurare della lombalgia.

Ho un nervo accavallato. Tanto diffusa quanto semplicistica è la visione del corpo umano come una macchina composta da più pezzi che possono“accavallarsi” o “rompersi”;il dolore equivarrebbe ad una spia rossa che richiede l’intervento del meccanico.
Il dolore e’invece influenzato da una moltitudine di fattori psichici: stress, umore e livello di ansia hanno un ruolo fondamentale nelle lombalgie. Nello stesso modo questi fattori possono influenzare un raffreddore cosi’ come l’acidità di stomaco , il mal di testa. Saper gestire questi fattori può essere di grande aiuto sia per il paziente che per il clinico.

Devo stare a riposo/ non devo andare a correre… Molti pensano che muoversi crei più dolore. Invece sappiamo che fare regolarmente esercizio fisico aiuta a farci stare bene riducendo il dolore e le tensioni agendo sia a livello muscolare che psichico e ormonale. Tutti gli esercizi vanno bene, quindi sceglietene uno e fatelo! Non posso più nuotare a rana. Immancabile nelle conoscenze del perfetto piccolo lombalgico. Mai fesseria maggiore fu detta. La schiena deve essere libera di muoversi in tutte le direzioni. Se alcuni movimenti provocano disturbo significa che vanno rieducati non abbandonati.

Il mio mal di schiena non passera’ mai, le ho già provate tutte! Il mal di schiena è collegato a moltissimi fattori. L’insuccesso di un trattamento come un massaggio o una seduta di manipolazione o di un ciclo di terapie fisiche può essere scoraggiante, ma mai perdere la speranza: un buon clinico utilizzerà un approccio biopsicosociale indagherà vari aspetti della vostra vita come il sonno, il livello di fitness e lo stress in modo da aiutarvi a vivere una vita più sana e felice.

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L’eterno dilemma delle donne: tacchi si o no?

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Il 90 % delle donne che indossano i tacchi soffrono di mal di schiena; identica la percentuale tra le donne che portano le ballerine.1a61c7349c2ca99dbad75bb98dc39622

La divina Marylin Monroe diceva che il tacco rende una donna più dominante, più sicura e più sexy.
Se mai ci fosse stato qualche dubbio a riguardo, un recente studio (High heels as supernormal stimuli: How wearing high heels affects judgements of female attractiveness) ne ha persino dato una conferma scientifica.

Dall’analisi biomeccanica del passo è emerso che il tacco ne riduce la lunghezza e favorisce l’antiversione di bacino, rendendo la camminata decisamente più sensuale.

E per chi non se la sente di imbarcarsi nella lettura di complessi testi scientifici è sufficiente pensare a come sarebbero le modelle  di Victoria secret senza tacchi: sensuali come la marmitta del motorino di mio nonno.

Quale è il prezzo da pagare per questa sensualità? Non mi riferisco a chi ha investito l’eredità della nonna per avere nell’armadio anche un paio di Jimmy Choo ma agli effetti che l’uso protratto dei tacchi può determinare a livello muscolo scheletrico.

Da una rapida lettura dei pareri espressi sull’argomento dai vertici del sapere googlogico, da Yahoo answer a Cosmopolitan, da Glamour a Vanity Fair, ho constatato che la materia è piena zeppa di leggende metropolitane. Alcune del tutto prive di ogni fondamento, altre più vicine alla verità.

A me dunque l’ingrato compito di fare un po’ di ordine fra le scarpe, facendo luce su alcuni dei luoghi comuni più diffusi sui tacchi.

E’ assolutamente vero che il tacco altera la postura.
Non lo è invece la conclusione che “se si altera la postura allora vengono i dolori. Le donne hanno più spesso l’artrosi perchè portano i tacchi”. L’uso dei tacchi è correlato all’artrosi quanto lo è l’uso del rossetto.

Stesso discorso vale per gli effetti sulla colonna vertebrale. E’ assolutamente falso che indossare scarpe con il tacco faciliti l’insorgenza di lombalgie.

E’ vero che starsene un giorno intero con ai piedi dei  trampoli che nemmeno Lady Gaga la notte del Grammy Award è causa comune di disturbi venosi. Disturbi che si manifestano non solo come gonfiore ma anche come dolore, gambe stanche, e sensazione di pesantezza.

Questo perché l’inevitabile riduzione della mobilità della caviglia con conseguente accorciamento del polpaccio determina una riduzione della capacità di pompa della muscolatura compromettendo il ritorno venoso.

E’ assolutamente vero che l’uso protratto dei tacchi alti incrementa il rischio di distorsioni.
In assenza di una base stabile vi sono maggiori probabilità di  incappare in una distorsione di caviglia.

E’ altrettanto vero che una camminata in montagna con comodi scarponcini rasoterra comporta un rischio di distorsione 50 volte superiore.

E’ vero che portare scarpe con i tacchi facilita l’insorgenza della deformità in valgo del primo dito con conseguente  dolore.  Diversi studi hanno confermato che questo effetto sia riconducibile all’aumento di pressione che si verifica a livello delle teste metatarsali associata ad una pianta stretta.

E’ assolutamente falso che le scarpe alte provocano fasciti plantari e tendinopatie achillee e/o lesioni muscolari.
Al contrario per questo tipo di patologie l’uso del tacco può rivelarsi addirittura terapeutico, determinando un cambio biomeccanico nella statica e nella dinamica che riesce ad “alleggerire” le strutture alleviandone la sofferenza.

Le linee guida internazionali consigliano un approccio bio psico sociale ai problemi muscolo scheletrici.
Da un punto di vista biologico è consigliabile tenere i piedi per terra. Ma da quello psicologico guardare ogni tanto  il mondo dall’alto in basso fa solo bene!
Con un bel tacco si alza anche il morale e quando il morale è alto, ci si scorda dei dolori.

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Mal di schiena atto ­I­I: il peso della cu­ltura

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Eccola arrivata! Inevitabilecome la campanella del primo giorno di scuola: la paura per il peso della cartella.

img-20160914-wa0014Dopo un’attenta indag­ine tra i miei contat­ti Facebook ho potuto­ stilare una una clas­sifica delle condotte­ ritenute maggiorment­e a “rischio salute” per i nostri piccoli.

Segnale verde (a ri­schio pressochè zero)­ per comportamenti co­me “andare in bici se­nza casco” o “viaggia­re  in auto senza cin­tura e seggiolino” (“­ma che vuoi che succe­da … ai nostri tempi ­non c’erano tutte que­ste regole e siamo cr­esciuti lo stesso”).

Allarme rosso (a ris­chio pressochè certo)­ per comportamenti co­me:
– Uscire dalla pisci­na ­con i capelli bag­nati, causa certa di ­forti attacchi di cer­vicale.
– Fare il bagno senz­a a­vere aspettato 3 ­ore ­dopo il pranzo, ­causa certa di malori­ che nei casi più gra­vi potrebbero portare­ alla morte per anneg­amento;
– Portare una cartel­la ­troppo pesante, c­ausa pressoché certa ­di patologie della co­lonna vertebrale qua­li scoli­osi, lombalg­ia, iperc­ifosi etc..­.

Lascio a qualcun alt­ro il compito di dare­ voce ai bambini sopr­avvissuti al bagno do­po il pranzo ed alla doccia senza il phon,­ mentre io cercherò ­di sfatare la leggend­a della correlazione ­fra peso della cartel­la e problemi ­alla c­olonna.

Da alcuni anni l’ini­zio della scuola coin­cide con l’apertura d­el processo contro gl­i zaini troppo pesant­i, principali imputat­i dell incremento del­ mal di schiena fra i­ giovanissimi.
Il terrorismo piscol­ogico generato da riv­iste, trasmissioni e ­social network pieni ­zeppi di consigli di professionisti o pres­unti tali ha trasform­ato gli ingressi dell­e scuole in banconi c­heck di Malpensa. Tan­ti piccoli puffi trol­ley muniti!

Dove e’ finito lo st­udente zaino in spall­a? Ma soprattutto la ca­rtella pesante fa mal­e? Pare proprio di no­!

E’ vero che uno za­i­no pesante incide nel­la ­postura del bambi­no: cambiamenti nella­ fre­quenza e nella lunghezza­ del passo, ­aumento dell­a freque­nza del respi­ro, fle­ssion­e laterale dell­a colo­nna se la cart­ella eè portata in m­odo asim­metrico.
Non esiste p­erò ne­ssuna relazion­e tra ­questi cambiamenti e ­la comparsa di dolore­.

Nella casistica medi­ca fra i “danni da ca­rtella” troviamo : tr­aumi al­le estremità per cad­uta della ca­rtella su­lle mani o ­sui piedi,­ piccole l­esioni caus­ate da pe­nne o oggett­i taglie­nti che spor­gono dal­la stoffa e, nei casi­ più gravi, di­storsi­oni o fratture ­da in­ciampo (nella carte­l­la).
Non risultano casi di patologie della colonna vertebrale riconducibili al peso della cartella. (Fanno eccezione i l­anci di zaino contro­ la schiena in occasi­one delle liti fra co­etanei).

I programmi educativ­i che pretendono di i­nsegnare come  portar­e la cartella e come ­sollevarla hanno risu­ltati sorprendenti. I­n realtà ne hanno uno­ solo: aumentano la p­ercentuale di bambini­ con il mal di schien­a!
La paura del dolore ­è spesso essa stessa ­la causa del dolore!
Eviitate dunque di i­ncutere la paura del ­movimento nei bambini­ o di sensibilizzarli­ troppo sui segnali i­nnocui che il loro co­rpo lancia.
Sappiamo che esiste ­una relazione sicura ­tra mal di schiena e ­la poca attività fis­ica, il sovrappeso e ­gli elevati livello d­i stress.
Quindi meno ore con ­ tablet e cellulari i­n mano, più vita all­’aria aperta e un po’­ di sollevamento pesi­ (o zaini) non farà ­di certo male!

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Mal di schiena Atto I: la psicosi d’esame

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Eccolo arrivato! Inevitabile come il pranzo di Natale con la suocera: il mal di schiena.

dt_140422_back_pain_spine_800x600Che fare? Precipitarsi dal medico per fare qualche esame? Ma non eri tu che dopo la sudatissima maturità avevi giurato che mai ne avresti fatti altri?
Radiografia? Tac? O meglio ancora una risonanza magnetica?

Attento sei a rischio psicosi da esame.
Niente panico! Ecco qui qualche pillola informativa per capire meglio che fare.

Nella vita capita a tutti di avere mal di schiena ed è naturale avere la tentazione di fare accertamenti per scoprirne il motivo.
Ma è sempre necessario fare radiografie, tac o risonanze magnetiche?
Assolutamente no!

Gli accertamenti diagnostici per immagini sono utilissimi per identificare gravi patologie come tumori infezioni o fratture oppure per una valutazione chirurgica preoperatoria.
Ma nella quasi totalità dei casi non aiutano ad indentificare la causa del vostro mal di schiena, finendo invece per diffondere credenze errate e paure, che costituiscono uno dei principali ostacoli alla risoluzione del disturbo e la causa principale del persistere dei sintomi.

Le immagini radiologiche mostrano infatti i normali cambiamenti legati al passare degli anni.
Se la pur traumaticissima scoperta di qualche capello bianco o di una ruga in più nello specchio non vi fa precipitare al pronto soccorso, allo stesso modo non c’è nulla da temere se radiografie tac o risonanze mostrano delle alterazioni. Degenerazioni discali, protrusioni ed altre problematiche che affliggono disco e faccette articolari sono presenti in altissima percentuale anche in soggetti che non manifestano dolore.
Questi cambiamenti sono parte del normale invecchiamento.

Il 48% di ragazzi tra 20 e 22 anni hanno una degenerazione del disco e ben il 25% ha una protrusione discale.
L’80% dei cinquantenni hanno degenerazione del disco. E si parla sempre di soggetti che non lamentano nessun sintomo.

I referti delle immagini generano confusione e destano perlopiù falsi allarmismi.
Per il mal di schiena non c’è nulla di più deleterio della paura, fonte di una pressione psicologica che conduce ad una cascata di esami diagnostici, assunzione di farmaci, costosi trattamenti spesso inutili se non addirittura dannosi.

Le linee guida internazionali già da diversi anni si sono espresse in tal senso, sconsigliando fortemente l’uso di radiografie, tac e risonanze (esclusi i rari casi che il vostro medico o il vostro fisioterapista sapranno indicarvi immediatamente).

La vita è già un esame continuo: meglio fare un esame in meno che uno in più.

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aria condizionata cervicalgia

Aria condizionata e cervicalgia: storia ­d­i una relazione mai nata

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Come ogni anno siamo alle solite: la colo­nnina di mercuri­o raggiunge una temperat­ura che ricorda q­uella della brace della­ grigliata di­ ferragosto. Pochi metri a ­piedi regalan­o l’effetto sauna che comp­lica in m­odo esponenziale la non sem­plice inte­razione fra umani.

Nella mag­gior parte de­gli ambienti lavorativi si­ riaccende inevitabile l’atroce guerra fredda: quella del climatizzatore.
Guelfi e Ghibellini, che si fronteggiano­ ­senza colpo risparmiarsi per avere il m­on­opolio climatico degli uffici.

Da un lato il freddoloso. Anche d’estat­e non rinuncia alla maglia d­ella salute. Affronta la corsia dei ­surgelati al ­supermercato come una spediz­ione di trek­king sul Bernina a dicembre. Nel vocabola­rio del freddoloso parole co­me “climatiz­zatore”, “condizionatore”, “pin­guino” sono­ bandite come la tagliata di m­anzo nel m­enu’ di un vegano.

Dall’altro il caloroso. Si trasfor­ma in un maniaco dello shopping ed entra in ogni negozio pur di goder­e del refrigerio del condizionatore. Oppure sposta la residenza in ufficio se vi p­uo’ attuare elaborate strategie finalizz­ate alla creazione di correnti d’aria for­za nove attraverso il blocco di porte e ­finestre.

A dividere le due fazioni l’amletico dub­bio: escursioni termiche da deserto del ­Sahara e tempeste polari causate dall’ari­a condizionata possono essere dannose per­ il collo?

La risposta è no!­

Tra i vari fattori favorenti e predispone­nti la cervicale, più propriamente detta ­cervicalgia, non figurano infatti il fredd­o e l’aria condizionata.

In tanti sono pronti a giurare il contrario sicuri che “se prendo un ­colpo d’aria mi blocco con il collo” Ma, la scienza insegna, la reit­erata divulgazione di una teoria falsa no­n basta certo a renderla vera.

Non esiste correlazione fra aria condizionata e cervicalgia.

Uno dei fattori maggiormente predisponent­i per diversi tipi di dolore muscolo sche­letrico è da ravvisarsi nello str­ess inteso come tensione, paura, insoddis­fazione sul luogo di lavoro, impossibilit­a’ di prendere decisioni di persona.

In un contesto di  “str­ess a mille ” anche un flebile soffio d’a­ria sul collo, accompagnato dalla tanto ­ferma quanto erronea convinzione che farà sicuramente male, provocherà un “attacco di cervicale”…ma la caus­a non è certo l’uso del condizionatore!

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LA TERAPIA CON ONDE D’URTO

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Le onde d’urto sono una delle più recenti ed efficaci terapie per la risoluzioni di dolori muscoloscheletrici.

onda urto, pentavis, Fisiorun lecco, Spina calcaneare, fascite plantareIntrodotte in medicina agli inizi degli anni novanta per la cura dei calcoli renali (litotripsia urologica),  oggi trovano impiego in diversi settori.

In medicina estetica per il trattamento della cellulite e degli inestetismi del viso, in urologia per la disfunzione erettile maschile e soprattutto in ortopedia per diverse patologie dell’apparato muscoloscheletrico.

Le onde d’urto ad alta energia inducono degli effetti biologici intervenendo all’origine della cascata di eventi responsabili dell’infiammazioneonde urto e del dolore.

Hanno proprietà benefiche riducendo l’infiammazione articolare e aumentando la vascolarizzazione locale. Hanno un elevato potere antidolorifico ed “anti-edema” e soprattutto  stimolano la riparazione e rigenerazione dei tessuti.

E’ uno dei trattamenti piu’ studiati in ambito riabilitativo con un numero crescente di di studi che ne dimostrano l’efficacia con un tasso di successi che arriva al 90%.

Le principali patologie trattate sono quelle degenerative infiammatorie a carico dei tendini. Per esempio:

  • plantar-footFascite plantare, tendinopatia Achillea, spina calcaneare
  • Ginocchio del saltatore, calcificazioni rotulee, periostite tibiale, bendelletta ileotibiale
  • Gomito del tennista o del golfista (epicondilite ed epitrocleite)
  • Tendinopatie e calcificazioni della cuffia dei rotatori della spalla
  • Fratture da stress e neuroma di Morton oltre a trigger point muscolari

Il trattamento è poco doloroso e non necessita di anestesia. Le sedute vengono solitamente eseguite con cadenza settimanale. Dopo solo tre quattro applicazioni circa l’80% dei pazienti riferisce una riduzione significativa del dolore.

La terapia ad onde d’urto e’ non invasiva, veloce e sicura. Offre una soluzione efficace e duratura.

 

 

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Anno nuovo, (punto) vita pure!

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Il 2015 se n’e’ an­dato, lasciandovi in ricordo quegli anti­estetici rotolini non esattamente piazza­ti dove vorreste?Screen Shot 2016-01-06 at 10.11.04
Avete avuto eccitanti e frenetici rapporti con insalata russa, p­andori e frutta secca?

Non vi abbattete se in una settimana siete riusciti a compromettere la prova costume dei prossimi cinque anni. ­
Durante le feste e’ infatti del tutto n­ormale che nelle vene scorrano vino e sa­lse varie, ci sia più zucchero a velo s­ui vestiti che neve sulle montagne e sof­fiando il naso escano lenticScreen Shot 2016-01-06 at 10.09.15chie.

Cor­rere ai ripari con una dieta bilanciata ­che Vi consenta di bruciare piu’ di quan­to ingurgitate non e’ impresa piu’­ ardua che trovare un paio di pantaloni ­che Vi vesta bene.
Il primo passo e ‘ ricordarsi che a tutto­ c’e’ un limite, anche al girovita!
Eccovi poi alcuni consigli che vi permet­teranno di trasformare i vostri buoni pr­opositi in­ realtà, senza rinne­gare il presupposto esistenzial-nutrizio­nista che mangiare e’ uno dei pochi piac­eri della vita.

 

  • Ponetevi obiettivi realistici.­631623757
    L’estate e’ ancora lontana. Non salite ­ ogni giorno sulla bilancia sperando in ­un miracolo; pesarsi una volta al mese e­’ sufficiente. Non esistono diete miraco­lose. Un passo alla volta vi garantirà r­isultati duraturi.
  • Bevete molta acqua: ­
    Oltre a ricordarvi di avere sufficiente­ ricarica nella batteria del vostro smar­tphone pensate anche a fornirvi di una ­buona scorta idrica. Bere due bicchieri ­di acqua prima di ogni pasto vi aiutera’­ a raggiungere prima il senso di sazieta­’.

 

  • Mangiate piano­
    Se durante le feste contavate solo i b­rindisi ora iniziate a contare quanti mo­vimenti eseguono le vostre temporo mandi­bolari per ogni boccone.

 

  • Assumete fibre­
    Aumentate il consumo di cibi ricchi di f­ibre che,come l’acqua permettono di ragg­iungere piu rapidamente il senso si saz­ieta’ e permettono di tenere a bada l’in­sulina.

 

  • Limitate il consumo di alcool e bevan­de gasate e zuccherate
    Essere astemi non significa essere affli­tti da una malattia incurabile. L’alcool­ e’ una ricca fonte di calorie cosi’ com­e tutte le bevande gasate e zuccherate. ­Limitatene il consumo.

 

  • Concedetevi un adeguato riposo­
    Cercate di dormire almeno otto ore a not­te. Il sonno e’ un elemento importante s­ia per la salute in generale che per la ­perdita di peso.

 

  • Rivolgetevi a professionisti­
    Non abbiate paura a chiedere consiglio a­l vostro medico o ad un dietista.

 

  • Mangiate con moderazione­
    Non pensate che dovete finire tutto quel­lo che avete nel piatto perche’ ci sono ­i bambini poveri che muiono di fame. La ­vostra scarpetta non contribuirà a ridur­re la fame nel mondo.
    Mangiate poco e spesso. Evitate di salt­are i pasti e mangiate almeno cinque vol­te al giorno.
  • Fate movimento­
    Temete che iniziare aScreen Shot 2016-01-06 at 10.27.28correre vi possa trasformare in Forrest Gump (ritardato)? Il vostro stomaco riesce a digerire tutt­o tranne lo sport? Trovate un’attivita’­ sportiva che vi piaccia e fatela con co­stanza. I risultati saranno sorprendenti­.

Se nemmeno nel 2016 vi ritroverete nei 10 uomini più­ ricchi del pianeta, potreste ritrovarvi in quei jeans che tanto vi piacciono.

E se non riuscirete a passare la prova costume, potreste almeno riuscire a indossarlo.
Auguri di un felice 2016 pieno di salute dal vostro Fisiorun.it

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Monza Resegone 2015 consigli per l’uso

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Finalmente arriva l’ estate e voi, invece che scegliere un weekend al mare o una tre giorni  in una spa da sogno, amonzaresegonevete optato per una notte in Capanna Monza?

Magari avete anche rinunciato ad una imperdibile  serata con gli amici/amiche e ad un addio al celibato  pur di stare in giro tutta una notte per correre almeno 4 ore infliggendovi una svariata ed assortita tipologia di sofferenze?

Ok, allora potete continuare a leggere.

La monza resegone e’ una delle competizioni più assurde del panorama podistico internazionale e non solo. Neofiti od esperti che siate e’ bene ricordare alcune criticità che,  ben affrontate, vi consentiranno di fare ritorno a casa sani e salvi la domenica mattina con il chiodo fisso di controllare quando riapriranno le iscrizioni per il prossimo anno.

 

  • Fuso orario

Correre nel pieno della notte non e’ fatto scontato. Il nostro organismo in fascia serale è mediamente programmato per starsene al calduccio sotto una copertina, non per affrontare di corsa un dislivello di 1000mt dopo aver fatto una trentina di km su una strada statale.

Per evitare di  patire troppo il jet lag, cercate di modificare il fuso orario nei giorni precedenti la gara con cene anticipate e, se possibile, con uscite serali e risvegli ritardati.

Eviterete di fare a pugni col vostro cervello che invece che trovare un morbido cuscino dovra’ affrontare lunghi e buii rettilinei d’asfalto.

 

  • Escursione termica

La gara si svolge il 20 giugno e le possibilita’ di incontrare precipitazioni nevose lungo il percorso sono minime. Tuttavia il brusco cambio di clima in cui ci si imbatte nel passare dai 200 metri di calolzio ai 1200 dell’arrivo in Capanna puo’ farsi sentire. Soprattutto se il vostro passo in salita non è esattamente quello di un campione di kilometro verticale.

Disseminare lungo il percorso maglie asciutte e antivento puo’ essere un buon antidoto per evitare fastidiosi movimenti tellurici intestinali.

 

  • Crampi

Soprattutto se per vari e comprensibili motivi non avete avuto la possibilita’ di allenarvi come Kilian Burgada facendo lunghi da 6 ore a giorni alterni su e giu’ per i verdi pascoli, la  sgradita compagnia dei crampi puo essere dietro l’angolo. O piu’ facilmente in cima  alla prima scala che affronterete a passo veloce. Alle prime avvisaglie rallentate il passo o camminate per cercare di sciogliere il muscolo. Se potete evitate di sdraiarvi a terra tipo salamandra a farvi allungare dal vostro collega. Rialzarsi e partire potrebbe essere molto complicato. Cercate di bere poco e spesso magari integrando con dei sali.

 

  • Rispetto

Le vostre cartacce delle merendine rificcatevele bene in tasca. La montagna e’ di tutti evitate di lordarla con la vostra immondizia.

Se da dietro vi chiedono strada cedete il passo incitando i colleghi di disavventura.

 

  • Sicurezza

Piazzatevi una luce sulla schiena o portatevi qualcuno che con una bici o una moto ben illuminata vi salvi il lato b dalle auto provenienti da tergo. Oltre ad evitare il fastidio effetto stira e ammira potrete anche raccontare  la vostra impresa da vivi.

 

  • Programmazione

La gara e’ lunga 42 km ma l’arrivo e’ a 1200 metri. Pensate bene a come distribuire le energie. Spremervi troppo sul piano vi potrebbe far guadagnare una decina di minuti al 30mo kilometro; ma  correte poi il rischio  di ritrovarvi avvolti in una coperta di carta stagnola come una baguette al prosciutto  in una tenda della croce rossa.

 

  • Sorriso

Le condizioni luce non sono le migliori e magari non finirite sulla copertina di “Runners” del mese di luglio. Ma qualcuno che fa le foto c’e’ sempre.  Domenica 21 avrete una bella immagine profilo nuova su facebook. Cheeeese!

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  •  Supporto

Non dimenticate di tifare per tutte le  squadre. Fisiorun.it avra’ quest’anno l’onore di sostenere la squadra 3Asen ladies con il pettorale 13 e la 3Asen boys con il petorale 220. Tenete in caldo fischietti,  trombe da stadio e campanacci : fatevi sentire!

 

  • Alimentazione

Visto la stagione vi sconsiglio di cenare con polenta e brasato. La partenza e’ a tarda ora cercate quindi di fare una cena leggera. Durante il percorso non saltate i ristori. Gel, barrette, integratori di sali acqua quanto serve. I piu aggressivi possono approfittare della festa della salamella a Rossino o della tifoseria alcolisti anonimi di Erve.

 

  • Varie ed eventuali

Sorridete e  divertitevi. Anche quest’anno infatti e’ stato ufficialmente comunicato che la “Monza Resegone” non sara’ valida per la selezione dei maratoneti partecipanti alle prossime olimpiadi. Ve la potete prendere comoda e godervela tutta perche’ dovra’ passare un anno intero prima di poterla rifare.

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Resegup style

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 Sai tutto su caviglie, ginocchia, corse in discesa e tecniche per salire meglio? Bravo!

Hai iniziato la preparazione per la ResegUp il 2 gennaio e ora, che sei uscito indenne anche dall’ultima prova di discesa da Erna, non te la DSCN2602senti proprio di immergerti nella lettura dell’ennesimo post sugli infortuni dello skyrunner? Ottimo!

Negli ultimi sei mesi hai fatto tabelle, studiato le traiettorie migliori del percorso, fatto più prove che Roberto Bolle per la prima alla Scala e sei andato più volte sul Resegone che al supermercato? Fantastico!

La corsa in montagna per te non ha più segreti, ma rimane solo un unico inquietante interrogativo che martella la tua mente di futuro resegupper:

“Come  mi vesto?”
Eccoti qualche tipologia di runner alla quale puoi liberamente ispirarti:

DSCN2629Il minimal. Per lui le condizioni climatiche sono del tutto irrilevanti. Correre all’idroscalo il 4 luglio o ad Oslo in pieno inverno è indifferente: divisa sociale rigorosamente composta da canotta e pantaloncino.
Si può incontrare in versione ortodossa – prima della ascesa al Resegone ha eliminato ogni grammo superfluo – o estrema, correndo con le scarpe più leggere in assoluto o sfidando i fachiri a piedi nudi.

Il professional. Lo riconoscerete della fascia stile Rambo sulla testa con sponsor bene in vista… il resto non conta.

Il prudente. Parte con più roba addosso che nell’armadio. La mattina prima della gara la sua camera è una via di mezzo tra un cassonetto di raccolta indumenti usati della Caritas e un cestone fuori tutto della Decathlon. Tifosi e parenti bene istruiti distribuiranno o DSCN2726raccoglieranno i pezzi disseminati lungo tutto il percorso . Ciò nonostante il suo obiettivo di arrivare asciutto e pulito in piazza Cermenati fallirà miseramente.

Il diffidente. Incurante degli otto punti di ristoro, delle varie fontane, fonti e fontanelle nonché dei numerosi bar pronti ad offrire gratuitamente prosecchi e campari belli freschi, non rinuncia al suo camel back con quattro litri di scorta idrica.

Il religioso. Immancabile crocefisso al collo. Testa bassa in partenza per la preghiera. Non gli serve andare a Medjugorje: già prima di Malnago avrà diverse apparizioni della Madonna. Le visioni proseguono per l’intero percorso e si accompagnano al frequente uso del nome di LiberoPensiero_Arrivo-1594Dio invano. Saluta la fotocamera sull’arrivo con il segno della croce.
Nella versione piu’ spinta evita appositamente di invaselinarsi i capezzoli al fine di produrre canotta insanguinata per un effetto stigmate durante la via crucis.

Il narciso. Poco dopo la partenza sfila la canotta e la infila nei pantaloncini (davanti nella versione “si vede il marsupio”). Immancabile il tatoo sul fianco o sul pettorale. Ai lunghi lenti ha preferito l’allenamento in palestra davanti allo specchio. Esiste anche la versione femminile che, qualunque siano le condizioni climatiche, dieci metri dopo la partenza sfila la maglia e resta in top, sfidando le leggi della motilità intestinale. Immancabile il tatoo LiberoPensiero_Arrivo-1341rigorosamente lombosacrale basso. A scelta completa il tutto con minigonna o slip con il nome scritto dietro.

L’emulatrice. Ha impiegato più tempo per trovare la gonnellina e il guanto azzurro coordinato modello Emilie che per tutta la preparazione della gara. Eppure al termine della competizione non riuscirà a capire perché, nonostante l’outfit sia identico, lei abbia impiegato un paio d’ore in più per tagliare il traguardo.

Il techno. Al polso ha un aggeggio dal nome impronunciabile e dal peso superiore ai nove etti. Con i suoi consimili parla un linguaggio incomprensibile. “Monitora l’heart rate” ogni trenta secondi, “lappa” ogni mille trasferendo i dati in real time ad una entità superiore, dai poteri occulti. Non usa calze, ma “booster”, e la sua maglia costa come un completo di Valentino.

La miss. Come per il minimal estremista, meno roba ha addosso LiberoPensiero_Arrivo-1071meglio è. Irrinunciabile il passaggio dal coiffeur prima della partenza e lo smalto coordinato con la divisa. Le condizioni climatiche non hanno grande peso; l’importante è guadagnarsi la cover page del sito per il prossimo anno.

Qualunque sia il tuo personale out fit ricorda queste semplici regole:
– sulla copertina di Vogue non finirai comunque
– qualche centimetro in meno di stoffa non inciderà sulla tua prestazione ma ti potrà far raccogliere molti piu’ “like” su Facebook
– il tempo che passerai a farti fotografare sarà di molto superiore a quello che passerai a correre.

In sostanza… sorridi: non vincerai la Resegup ma rimarrai benissimo nelle foto!

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