L’eterno dilemma delle donne: tacchi si o no?

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Il 90 % delle donne che indossano i tacchi soffrono di mal di schiena; identica la percentuale tra le donne che portano le ballerine.1a61c7349c2ca99dbad75bb98dc39622

La divina Marylin Monroe diceva che il tacco rende una donna più dominante, più sicura e più sexy.
Se mai ci fosse stato qualche dubbio a riguardo, un recente studio (High heels as supernormal stimuli: How wearing high heels affects judgements of female attractiveness) ne ha persino dato una conferma scientifica.

Dall’analisi biomeccanica del passo è emerso che il tacco ne riduce la lunghezza e favorisce l’antiversione di bacino, rendendo la camminata decisamente più sensuale.

E per chi non se la sente di imbarcarsi nella lettura di complessi testi scientifici è sufficiente pensare a come sarebbero le modelle  di Victoria secret senza tacchi: sensuali come la marmitta del motorino di mio nonno.

Quale è il prezzo da pagare per questa sensualità? Non mi riferisco a chi ha investito l’eredità della nonna per avere nell’armadio anche un paio di Jimmy Choo ma agli effetti che l’uso protratto dei tacchi può determinare a livello muscolo scheletrico.

Da una rapida lettura dei pareri espressi sull’argomento dai vertici del sapere googlogico, da Yahoo answer a Cosmopolitan, da Glamour a Vanity Fair, ho constatato che la materia è piena zeppa di leggende metropolitane. Alcune del tutto prive di ogni fondamento, altre più vicine alla verità.

A me dunque l’ingrato compito di fare un po’ di ordine fra le scarpe, facendo luce su alcuni dei luoghi comuni più diffusi sui tacchi.

E’ assolutamente vero che il tacco altera la postura.
Non lo è invece la conclusione che “se si altera la postura allora vengono i dolori. Le donne hanno più spesso l’artrosi perchè portano i tacchi”. L’uso dei tacchi è correlato all’artrosi quanto lo è l’uso del rossetto.

Stesso discorso vale per gli effetti sulla colonna vertebrale. E’ assolutamente falso che indossare scarpe con il tacco faciliti l’insorgenza di lombalgie.

E’ vero che starsene un giorno intero con ai piedi dei  trampoli che nemmeno Lady Gaga la notte del Grammy Award è causa comune di disturbi venosi. Disturbi che si manifestano non solo come gonfiore ma anche come dolore, gambe stanche, e sensazione di pesantezza.

Questo perché l’inevitabile riduzione della mobilità della caviglia con conseguente accorciamento del polpaccio determina una riduzione della capacità di pompa della muscolatura compromettendo il ritorno venoso.

E’ assolutamente vero che l’uso protratto dei tacchi alti incrementa il rischio di distorsioni.
In assenza di una base stabile vi sono maggiori probabilità di  incappare in una distorsione di caviglia.

E’ altrettanto vero che una camminata in montagna con comodi scarponcini rasoterra comporta un rischio di distorsione 50 volte superiore.

E’ vero che portare scarpe con i tacchi facilita l’insorgenza della deformità in valgo del primo dito con conseguente  dolore.  Diversi studi hanno confermato che questo effetto sia riconducibile all’aumento di pressione che si verifica a livello delle teste metatarsali associata ad una pianta stretta.

E’ assolutamente falso che le scarpe alte provocano fasciti plantari e tendinopatie achillee e/o lesioni muscolari.
Al contrario per questo tipo di patologie l’uso del tacco può rivelarsi addirittura terapeutico, determinando un cambio biomeccanico nella statica e nella dinamica che riesce ad “alleggerire” le strutture alleviandone la sofferenza.

Le linee guida internazionali consigliano un approccio bio psico sociale ai problemi muscolo scheletrici.
Da un punto di vista biologico è consigliabile tenere i piedi per terra. Ma da quello psicologico guardare ogni tanto  il mondo dall’alto in basso fa solo bene!
Con un bel tacco si alza anche il morale e quando il morale è alto, ci si scorda dei dolori.

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