Attività motoria lontano da casa solo se…

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Con una nota alcuni sindaci “permettono” lo svolgimento di attività motoria anche non in prossimità della propria abitazione solamente ai soggetti affetti da patologie croniche. Per chi è (per ora) sano non ci sono vie di fuga: niente passeggiate o camminate.

Un altro noto primo cittadino del territorio sminuisce e scoraggia il movimento (“…l’attività motoria, se proprio la si vuole fare,…”).

Un’apologia del divano e della sedentarietà.

Affermazioni pericolose e preoccupanti che non tengono conto dell’impatto fortemente negativo delle misure di restrizione sulla salute fisica: aumento dei soggetti in sovrappeso, diabetici, osteoporotici, ipertesi.

Non sappiamo per quanto tempo dovremo ancora convivere con il virus certo è che non possiamo permetterci di vivere come stiamo facendo ora: seduti nell’attesa di riprendere la nostra attività motoria come la conoscevamo prima. Così facendo i risultati saranno disastrosi  per la salute sia fisica che mentale.
Sport e movimento sono, tra l’altro, i mezzi più’ efficaci per alleviare lo stress.

Se lo sportivo si è già attivato per sopperire alla chiusura di palestre e piscine, lo “smart work” è diventato una trappola infernale per chi prima lasciava il divano a malincuore e solo per necessità.

La quotidianità del sedentario, fino a pochi mesi fa prevedeva almeno quattro passi per raggiungere l’ufficio, recuperare l’auto parcheggiata non in prossimità del luogo di lavoro, salire qualche gradino se l’ascensore era occupato, spostare le buste della spesa… Ora si mangia, ci si siede al computer e non ci si muove fino a cena. La spesa è consegnata al piano cliccando sul pomodoro.

Così chi già prima aveva una certa idiosincrasia al movimento  trova nel #iorestoacasa la migliore giustificazione possibile alla propria sedentarietà ora elevata a encomiabile prova di senso civico.

Chi lavora da casa dovrebbe sforzarsi di spegnere la telecamera non appena gli e’ possibile per camminare o fare esercizio. Perché i datori di lavoro tra una videochiamata e l’altra non incentivano lo svolgimento di attività motoria che avrebbe ripercussioni benefiche sull’efficienza di dipendenti e collaboratori?

E gli anziani? 

Sono sempre i soggetti più a rischio: il decondizionamento conseguente alla diminuzione di attività motoria aumenta la perdita di massa muscolare, il rischio di cadute e quindi di fratture e ricoveri. Perché invece che limitare e scoraggiare il movimento degli anziani così da favorirne la sedentarietà non si programma un monitoraggio sistematico dell’attività’ motoria dei soggetti over 65? Un’app immove?

E i ragazzi?

L’attività fisica è elemento necessario per uno sviluppo ottimale. Il cervello ha bisogno di stimoli fisici per poter sviluppare le proprie capacità di adattamento, per favorire la concentrazione e migliorare l’autostima. Le misure restrittive in atto stanno compromettendo gravemente l’alfabetizzazione motoria dei giovani. Privati della possibilità di esprimere le proprie capacità fisiche, esercitare la coordinazione, alimentare il gusto per il gioco. Perché’ invece che inibirne l’attività motoria gli insegnanti di educazione fisica non valutano e controllano la quantità di esercizio degli alunni in dad?

L’attività motoria come quella sportiva sono i due principali alleati per il mantenimento della salute e la prevenzione di innumerevoli patologie. Se proprio la si vuole fare… salva la vita!

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