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Il Covid-19 avrebbe ucciso lo stesso numero di persone 50 anni fa?

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Doverose premesse: 

  • l’articolo è lungo. I pigri possono saltare direttamente all’ultimo paragrafo.
  • Non sono un negazionista 
  • Non voglio fare una lezione di morale né tantomeno incolpare i malati.

Voglio solo descrivere la realtà dei fatti e fare qualche riflessione su dati oggettivi rilevati durante la pandemia. Un primo elemento certo è che il Covid 19 può colpire chiunque ma non con la medesima intensità e soprattutto non uccide tutti indifferentemente.

Escludendo i casi delle persone più anziane, che sono le più fragili, il virus Covid 19 è pericoloso essenzialmente per quei soggetti che già soffrono di malattie croniche e comorbidità come ipertensione, obesità, diabete di tipo 2, vale a dire le patologie dell’età contemporanea.
Le misure di confinamento sarebbero state quindi necessarie anche 50 anni fa? 
Il virus avrebbe ucciso tanto quanto oggi? (nonostante le apparecchiature moderne dei reparti di terapia intensiva)

Il sovrappeso e l’obesità hanno avuto grande diffusione negli ultimi decenni nei paesi più ricchi. Il fatto più inquietante è che questo fenomeno comincia già in giovanissima età. Dati Istat  dicono che circa la metà (48,8%) dei bambini tra i 3 e i 5 anni fanno una vita troppo sedentaria.
Insomma la strada per il Covid, così come  per altre pandemie simili, è decisamente spianata laddove vi è maggior ricchezza.

Una triste conferma viene dagli Stati Uniti: persino Trump si è reso conto che gli Afroamericani sono stati i più colpiti dal Corona Virus (33% dei ricoveri sebbene rappresentino solo il 13% della popolazione)…
Certo il dato può avere diverse spiegazioni: lavori più esposti ai contatti, con maggiori livelli di precarietà e stress, un sistema sanitario interamente privatizzato.
Non può tuttavia ignorarsi che l’obesità nella popolazione afroamericana rappresenta un problema di dimensioni sempre più preoccupanti.

Il sovrappeso e le patologie associate aumentano nello stesso modo in cui diminuisce Il livello di attività fisica.  Le cause sono ben conosciute: come (non) ci si muove, come (non) si gioca, come si lavora…
E anche queste sono abitudini che si imparano molto presto.
Pensiamo solo a quanti bambini andavano a scuola camminando o correndo 50 anni fa.  Quanti lo fanno oggi?

Certo viviamo in un’epoca in cui lo sport fa tendenza, siamo più sportivi, ma siamo  decisamente meno attivi rispetto a mezzo secolo fa.
Ne è risultato un drastico calo delle prestazioni ed un incremento delle patologie connesse alla sedentarietà..
Il confronto tra le performance dei genitori con quelle dei loro figli alla stessa età è impietoso per questi ultimi.
La capacità di consumo massimo ossigeno durante un minuto di esercizio intenso ( indice di performance sportiva ma anche e soprattutto di salute) si è abbassata di circa lo 0,5% ogni anno tra il 1980 e il 2000.  
E’ un dato sconvolgente e non c’è dubbio che continuerà a decrescere.  Anche in questo caso il sovrappeso gioco un ruolo importante.

Certamente, nello sport, continuiamo a battere record.
Ma non abbiamo mai avuto così tanta differenza tra quella piccola percentuale di persone che fanno sport ad alto livello e le cui performance continuano a migliorare ed il 50%  di popolazione meno attiva il cui livello di attività fisica diminuisce di giorno in giorno.
Una disparità tra gli estremi, o forbice che si allarga, che ricorda molto qualcosa…

Durante il lockdown si è molto dibattuto sulla possibilità ed opportunità di praticare attività fisica all’aperto.
Laddove le istituzioni lo hanno permesso, le gravi restrizioni imposte (nei duecento metri ad esempio e cercando di evitare sceriffi veri o finti), si sono rivelate tali da non consentire una dose di esercizio sufficiente per compensare i deleteri effetti del combinato telelavoro/ Netflix/ lezioni di cucina.

Il grave decondizionamento fisico che ne è derivato avrà poi inevitabili ripercussioni sul sistema sanitario nazionale e sulla salute generale dei singoli.
Potrà accentuare quadri di dolore cronico e disturbi della sfera psichica. Che, a loro volta, determineranno un incremento dell’assenteismo dal lavoro (una volta passato l’entusiasmo di andare a ritrovare i colleghi) e una riduzione della produttività.  
Una sorta di cascata continua di effetti negativi anche per il sistema economico, già provato dalle rigide misure di contenimento.

Non si tratta di fare un discorso moralizzatore a livello individuale né di chiedere ai bambini di andare a scuola correndo invece che in auto.
Si tratta piuttosto di ribadire con forza la necessità di una nuova politica di promozione dell’attività fisica, di finanziamento dei programmi di ricerca nella scienza del movimento, di miglioramento delle ciclabili e dei trasporti attivi all’interno delle città, di piani di aiuto per organizzazioni e associazioni di volontari che aiutano le persone a muoversi con consapevolezza.
Una politica che stimoli il movimento ad ogni età.

Oltre a battersi per il miglioramento del Sistema Sanitario (tra l’altro contrastando  lo sfruttamento economico del dolore)  è necessaria una dura lotta contro la sedentarietà e l’inattività; mezzo di grande efficacia per ridurre il numero delle persone che visitano gli ospedali ogni giorno. 

No: il Covid 19 non avrebbe ucciso così tante persone 50 anni fa.

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Salute in tempo di Covid

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La pandemia causata dal coronavirus SARS-CoV-2 ha costretto la maggior parte dei paesi ad adottare misure restrittive più o meno rigide per tutelare la salute.

La Cina è stata pioniera in questo e ha di fatto inibito la libertà di movimento dei propri cittadini.
Tra i paesi occidentali l’Italia è stata la prima che si è trovata a fronteggiare la pandemia e tanto ha fatto creando il “modello Italia”: chiusura di scuole, chiese, attività non essenziali, divieto di aggregazione, limitazione degli spostamenti solo per esigenze lavorative, motivi di salute e comprovate urgenze (quali andare a comprare le sigarette). È inoltre vietato in modo più o meno esplicito lo svolgimento delle attività sportive e ricreative all’aperto, se non nei pressi (100mt? 200mt?) dalla propria abitazione.

E gli altri paesi cosa hanno stabilito in merito all’attività motoria?
Lo stato che ha adottato le misure restrittive più simili all’Italia è la Spagna dove le attività all’aperto sono proibite.
In Francia è consentito uscire un’ora al giorno, da soli o con persone del proprio nucleo familiare, purché in un raggio di un Km dalla propria abitazione.
In Gran Bretagna l’attività fisica – corsa, ciclismo o passeggiata – rientra invece tra le attività essenziali da fare una volta al giorno, da soli o con i propri conviventi.
Stessa cosa per Belgio e Olanda. “Passeggiate e attività all’aperto sono consentite. Parchi, giardini e spiagge restano aperti purché le persone possano mantenere un metro e mezzo di distanza tra loro”.
In Svezia “Esercizio fisico e pratica sportiva sono benefici per la salute pubblica, queste attività devono continuare. Non vi è necessità di annullare allenamenti, partite e tornei locali; palestre e centri sportivi possono restare aperti”.
In Germania “fare sport o attività individuali all’aperto è ovviamente sempre possibile” purché nel rispetto della distanza minima di un metro e mezzo.
Negli Stati Uniti ogni stato membro ha stabilito provvedimenti normativi diversi ma nessuno ha vietato l’attività fisica all’aria aperta.

Le misure adottate riflettono il valore che ogni stato attribuisce all’attività fisica?
Misure certamente necessarie per tutelare la salute dei cittadini.

Ma COSA VUOL DIRE SALUTE?
L’OMS parla di “stato di totale benessere fisico, mentale e sociale e non semplicemente assenza di malattie o infermità”. Le restrizioni imposte sicuramente incidono sulla salute fisica, mentale e sociale della popolazione. Non a caso la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità sottolinea l’importanza di mantenersi attivi anche in questo periodo di restrizioni.
Anche il nostro Ministero della Salute ha dato indicazioni in merito all’utilità dell’attività fisica, seppur da svolgersi in casa.

L’esercizio fisico è dunque attività essenziale? In Italia questo tema sembra di scarso interesse ed escluso comunque dalla pubblica discussione. Addirittura chi oggi fa una corsetta nei pressi della propria abitazione viene additato come untore, demonizzato, preso a modello negativo, insultato… 

Un problema che origina dalla scarsa cultura del movimento del Bel Paese. Esiste un’educazione dei cittadini, a partire dalle scuole, sul ruolo benefico dell’attività fisica?
No.
A prescindere dall’attuale situazione di emergenza, manca la cultura della salute attraverso l’attività fisica.

Ci limitiamo a curare i sintomi che la vita sedentaria e frenetica crea piuttosto che cambiare il nostro modo di vivere in maniera sana e positiva. “Coloro che pensano di non aver tempo per l’esercizio fisico prima o poi dovranno trovare il tempo per ammalarsi” (Edward Stanley).
È forse, anche, una questione di Educazione Civica? Norme inizialmente meno restrittive hanno fatto sì che, da buoni italiani, si i parchi cittadini venissero presi d’assalto per prendere il sole?

L’educazione fisica dovrebbe acquistare importanza in ambito scolastico. Le politiche nazionali e locali in materia di prevenzione della salute devono essere rivoluzionate.
Non esiste il momento giusto per pensare alla salute di tutti.

Non sappiamo quanti muoiono “per” o “con” Covid. Ma sappiamo quanti muoiono “senza” Covid e quanto la sedentarieta’ vada a gravare su tutti i sistemi sanitari.

Anche oggi, nel pieno rispetto delle normative, incoraggiamo tutti a fare movimento e mantenersi in forma. In, o nei pressi, della propria abitazione.

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Come vivere meglio e più a lungo

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Il Coronavirus sinora è responsabile di circa 2500 decessi.

Le malattie croniche invece sono causa di morte per circa 40 milioni di persone ogni anno (circa il 70% di tutti i decessi a livello globale).

Lascio al Dott Roberto Burioni e all’Ospedale Sacco l’onore di fornire dati ufficiali sull’influenza stagionale. E a Repubblica e Giallozafferrano i consigli su come evitare l’infezione da Coronavirus.

Qui sane informazioni su diabete, malattie cardiovascolari, respiratorie, tumori.

Una recente pubblicazione apparsa sul BMJ (British Medical Journal) afferma che:

  1. non fumare,
  2. limitare l’assunzione di bevande alcoliche,
  3. fare attività fisica regolare,
  4. mantenere un peso corporeo adeguato
  5. mangiare cibo sano, permette non solo di allungare, ma anche di migliorare la qualità di vita.

La notizia può essere commentata come: 

“Sì ma che vita triste!”

oppure 

“Aggiungiamo pure che dormire bene aiuta a recuperare energie ed abbiamo concluso il festival delle ovvieta’!”

E’ vero: si tratta di raccomandazioni scontate, ma la portata innovativa della ricerca pubblicata nel 2020 sul BMJ sta nell’evidenziare che alcuni fattori non solo influiscono sull’aspettativa di vita ma, associati fra loro, hanno una significativa incidenza sugli anni di vita senza malattie. 

In accordo con lo slogan: “Aggiungere vita agli anni e non anni alla vita!” 

I ricercatori hanno studiato i dati provenienti da un campione di oltre 100mila individui in un periodo compreso tra il 1980 e il 2014. Hanno esaminato persone non  fumatrici, con un Body Mass Index compreso tra 18.5 e 24.9, praticanti attività fisica da moderata a intensa per almeno 30 minuti al giorno, con minima assunzione di alcool e con una dieta sana. Elementi che hanno chiamato “fattori di stile di vita a basso rischio”.

Il risultato è stato che questi cinque fattori associati aiutano a vivere più a lungo e meglio, riducendo il rischio di malattie croniche. Ne consegue una migliore qualità di vita.

A titolo esemplificativo è emerso che per le donne che non adottano alcuno dei cinque fattori l’aspettativa di vita senza diabete di tipo 2 o malattie cardiovascolari e’ di 73 anni , mentre chi ne adotta 4 su cinque ha una probabilità di arrivare a 84 anni senza nessuna di queste malattie cosiddette croniche. Per gli uomini l’aspettativa è 81 anni.

Ma quanto esercizio fisico e’ raccomandato? Tra i 150 e i 300 minuti di moderata attività aerobica a settimana o tra i 75 e i 150 minuti di attività aerobica intensa. In aggiunta esercizi di rinforzo muscolare due o più giorni.

Va evidenziato peraltro che l’esercizio fisico, associato anche solo a uno o due dei fattori sopra descritti, permette comunque di aumentare gli anni di vita senza tumori, malattie cardiovascolari o diabete di tipo II, anche se i miglioramenti più significativi sono stati riscontrati in coloro che li hanno “adottati”  tutti e cinque.

L’adozione di uno stile di vita salutare arreca benefici non solo al singolo individuo ma all’intera collettività’, riducendo la spesa sanitaria ed incrementando l’efficienza del sistema sanitario

Le politiche nazionali per migliorare un’aspettativa di vita libera da patologie che ne inficiano la qualità non dovrebbero quindi limitarsi a misure interdittive (quali ad esempio il divieto di fumare in luoghi pubblici) ma promuovere una sana alimentazione ed un corretto esercizio fisico.

A voi la scelta se andare a correre o farvi una birra al pub (rischiando il coronavirus).

(Healthy lifestyle and life expectancy free of cancer, cardiovascular disease, and type 2 diabetes: prospective cohort study, BMJ,doi: https://doi.org/10.1136/bmj.l6669 Published 08 January 2020).

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Anno nuovo, (punto) vita pure!

facebookmailIl 2019 e’ volato via, lasciandovi in ricordo quegli anti­estetici rotolini non esattamente piazza­ti dove vorreste?
Avete avuto eccitanti e frenetici rapporti con insalata russa, p­andori e frutta secca?

Non vi abbattete se in una settimana siete riusciti a compromettere la prova costume dei prossimi cinque anni. ­
Durante le feste e’  n­ormale che nelle vene scorrano vino e sa­lse varie, ci sia più zucchero a velo s­ui vestiti che neve sulle montagne e sof­fiando il naso escano lenticchie.

Potete cor­rere ai ripari con una dieta bilanciata ­che vi consenta di bruciare piu’ di quan­to ingurgitate. Non e’ impresa piu’­ ardua che trovare un paio di pantaloni ­che vi vesta bene.
Il primo passo e’ ricordarsi che a tutto­ c’e’ un limite, anche al girovita!
Eccovi poi alcuni consigli che vi permet­teranno di trasformare i vostri buoni pr­opositi in­ realtà, senza rinne­gare il presupposto esistenzial-nutrizio­nista che mangiare e’ uno dei pochi piac­eri della vita.

  • Ponetevi obiettivi realistici.­
    L’estate e’ ancora lontana. Non salite ­ ogni giorno sulla bilancia sperando in ­un miracolo; pesarsi una volta al mese e­’ sufficiente. Non esistono diete miraco­lose. Un passo alla volta vi garantirà r­isultati duraturi.
  • Bevete molta acqua: ­
    Oltre a ricordarvi di avere sufficiente­ ricarica nella batteria del vostro smar­tphone pensate anche a fornirvi di una ­buona scorta idrica. Bere due bicchieri ­di acqua prima di ogni pasto vi aiutera’­ a raggiungere prima il senso di sazieta­’.
  • Mangiate piano­
    Se durante le feste contavate solo i b­rindisi ora iniziate a contare quanti mo­vimenti eseguono le vostre temporo mandi­bolari per ogni boccone.
  • Assumete fibre­
    Aumentate il consumo di cibi ricchi di f­ibre che, come l’acqua permettono di ragg­iungere piu’ rapidamente il senso si saz­ieta’ e permettono di tenere a bada l’in­sulina.
  • Limitate il consumo di alcool e bevan­de gasate e zuccherate
    Essere astemi non significa essere affli­tti da una malattia incurabile. L’alcool­ e’ una ricca fonte di calorie cosi’ com­e tutte le bevande gasate e zuccherate. ­Limitatene il consumo.
  • Concedetevi un adeguato riposo­
    Cercate di dormire almeno otto ore a not­te. Il sonno e’ un elemento importante per la salute in generale quanto per la ­perdita di peso.
  • Rivolgetevi a professionisti­
    Non abbiate paura a chiedere consiglio a­l vostro medico o ad un dietista.
  • Mangiate con moderazione­
    Non pensate che dovete finire tutto quel­lo che avete nel piatto perche’ ci sono ­i bambini poveri che muoiono di fame. La ­vostra scarpetta non contribuirà a ridur­re la fame nel mondo.
    Mangiate poco e spesso. Evitate di salt­are i pasti e mangiate almeno cinque vol­te al giorno.
  • Fate movimento­
    Temete che iniziare a correre vi possa trasformare in Forrest Gump (ritardato)? Il vostro stomaco riesce a digerire tutt­o tranne lo sport? Trovate un’attivita’­ sportiva che vi piaccia e fatela con co­stanza. I risultati saranno sorprendenti­.

Se nemmeno nel 2020 vi ritroverete nei 10 uomini più­ ricchi del pianeta, potreste ritrovarvi in quei jeans che tanto vi piacciono.

E se non riuscirete a passare la prova costume, potreste almeno riuscire a indossarlo.facebookmail

I miei auguri per Natale

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Nella magica atmosfera del Natale 🎅, ringrazio le tante persone che ho incontrato nel 2019. I pazienti con le loro famiglie, i medici. Chi ha letto gli articoli per intero e chi si e’ fermato al titolo e alla foto. E tutti coloro che mi hanno dato fiducia credendo e condividendo con me l’obiettivo e l’ideale di una medicina libera, sobria e giusta.

Il Natale e’ magia ed è insito nella natura umana ricorrere ad ogni mezzo in caso di dolore e sofferenza. Ma non esistono scorciatoie o formule miracolose per raggiungere la Salute. 

Diilagano pubblicita’ di terapie “alternative” e personaggi formati al di fuori delle regolari università. Ma dal punto di vista scientifico la domanda relativa ad una determinata pratica  terapeutica, non ne sancisce l’efficacia. La medicina resta una sola e si studia solamente nelle regolari Università. Mirando al benessere del paziente evito di utilizzare terapie e metodiche prive di evidenze scientifiche.

La visione riduzionistica del corpo come una macchina con dei “pezzi da aggiustare” è stata superata. Il mio obiettivo e’ ottimizzare il percorso in termini di risultati da raggiungere e costi/risorse messe in campo senza vendere benessere e pacchetti riabilitativi.

Ritengo che vi sia un sempre maggiore sfruttamento commerciale della medicina. Fiero della mia autonomia e indipendenza, lontano da ogni interesse di tipo economico, posso permettermi il lusso di far coincidere i frutti del mio lavoro esclusivamente con il migliore interesse per il paziente.

Credo che spesso la soluzione migliore sia anche quella piu’ semplice. La gran parte dei disturbi muscoloscheletrici ha una risoluzione spontanea e sono convinto che sottoporre il paziente ad inutili e costose terapie senza spiegargli il decorso naturale della patologia sia spesso dannoso e sempre eticamente scorretto.

La diffusione e l’uso di nuovi trattamenti sanitari e di nuove procedure diagnostiche non sempre si accompagnano a maggiori benefici per i pazienti. Interessi economici oltre a ragioni di carattere culturale e sociale spingono all’eccessivo consumo di prestazioni sanitarie.

Seguendo l’ideale di una medicina giusta combatto lo sfruttamento economico del dolore e sono impegnato a promuovere la salute attraverso lo sport e l’attivita’ fisica.

Con la speranza di una Sanità migliore, libera da perverse logiche di mercato e fatta esclusivamente di professionisti Laureati, faccio a tutti i miei più sinceri auguri per un sereno Natale e un felice Anno Nuovo.

🎄🎅 Buone Feste! 🎅🎄

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Peace and Love per la gestione infortuni muscolo scheletrici

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Distorsione di caviglia? Strappo muscolare? Colpo della strega?

Che fare ora?

Nel corso degli anni sono stati coniati vari acronimi per far memorizzare allo sfortunato paziente l’approccio ritenuto piu’ idoneo:

ICE per Ice Compression ed Elevation (ghiaccio compressione ed elevazione)

RICE idem come prima ma con l’aggiunta di Riposo

POLICE sempre ghiaccio compressione ed elevazione ma abbinato a  protezione e optimal load ovvero carico ottimale.

Tutte queste strategie si riferiscono pero’ ad una gestione nel breve termine.

Per una guarigione di qualita’ e una riduzione del rischio di recidiva nel 2019 il British Journal of Sport Medicine ci regala un nuovissimo protocollo con una sfumatura anni ‘70.

PEACE AND LOVE (e mettete fiori nei vostri cannoni)

PEACE per la cura cura immediatamente successiva al trauma:

Protezione ovvero ridurre il movimento o il carico sulla struttura per qualche giorno in modo da evitare l’aggravamento della lesione.

Elevazione dell’arto in modo da ridurre il gonfiore

Antinfiammatori: vanno evitati! Cosi’ come l’uso del ghiaccio. Il loro scopo teorico e’ di ridurre il processo infiammatorio. Ma se questo e’ il primo passo verso la guarigione perche’ ostacolarlo?

Compressione. Un bendaggio compressivo o una calza elastica dopo ad esempio una distorsione puo’ aiutare a ridurre sanguinamento e gonfiore.

Educazione. Il clinico deve istruire il paziente sui benefici di un recupero attivo e personalizzato invece che utilizzare modalita’ passive di trattamento come laser, tecarterapia o terapie manuali non supportate da letteratura scientifica (esempio cure osteopatiche o chiropratiche). Evitare trattamenti inutili sostenuti solo dalla logica del marketing. Stabilire tempi di recupero realistici invece che andare alla ricerca di inesistenti terapie magiche o miracolose.

Dopo qualche giorno dall’infortunio e’ tempo di LOVE:

Load ovvero caricare in modo graduale la struttura danneggiata e ricominciare le normali attivita’ appena la regressione della sintomatologia lo consente.

Ottimismo. Paura, catastrofizzazione e depressione possono essere molto piu’ dannosi che il trauma stesso trasformandosi in ostacoli insuperabili nella strada verso il pieno recupero. Quindi con la giusta consapevolezza circa la gravita’ dell’infortunio, circondatevi di professionisti giusti e di pensieri positivi.

Vascolarizzazione ovvero praticare attivita’ aerobica in assenza di dolore. L’esercizio cardiovascolare sprigiona cortisolo, adrenalina, endorfine e chi piu’ ne ha piu’ ne metta. La benzina giusta per  buon umore e recupero piu’ veloce.

Esercizio per recuperare mobilita’ e forza in modo da ridurre la probabilita’ di un nuovo infortunio. Non sottovalutate il dolore e ascoltate sempre il vostro corpo: le informazioni che vi sa dare sono il miglior indicatore per guidare il vostro recupero.

Peace and Love

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Tumore al seno: Fisioterapia, esercizio e prevenzione

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Ottobre è stato il mese rosa dedicato alla prevenzione del tumore al seno. 

Un’ equipe di professionisti sanitari si occupa della cura e della prevenzione di quella che risulta essere la neoplasia piu’ frequente in assoluto per incidenza nella popolazione femminile.

Anche il fisioterapista fa parte di questo team multidisciplinare. Il suo ruolo è tradizionalmente  associato al semplice trattamento di alcune problematiche conseguenti a chirurgia o radioterapia. 

Tra le piu’ frequenti :

  • linfedema al braccio,
  • dolore e  limitazione funzionale di spalla
  • cicatrici aderenti.

Limitare il ruolo del fisioterapista alla risoluzioni di semplici problemi meccanici appartiene tuttavia ad una concezione superata della medicina e dell’attività riabilitativa.

Il corpo umano non e’ una macchina ed il professionista sanitario deve sempre inquadrare il paziente nel suo contesto. 

Secondo un approccio bio psico sociale la diagnosi ed il trattamento di una patalogia non possono prescindere dalla conoscenza e dalla valutazione completa degli aspetti psicologici e sociali nei quali la persona vive. 

Il sonno, lo stress lavorativo e familiare, precedenti esperienze di dolore, paure e stile alimentare sono solo pochi esempi di temi che il fisioterapista ha il dovere di esplorare e valutare.

Terapie passive che ignorano il contesto biopsicosociale del paziente  come il massaggio o le elettroterapie sono state quasi completamente abbandonate perche’ prive di evidenze scientifiche. 

Ben più efficaci si sono invece rivelati l’ascolto,  l’educazione, l’incoraggiamento al movimento e l’esercizio attivo.

In modo particolare nelle patologie oncologiche e nel tumore al seno le linee guida raccomandano l’esercizio fisico per:

  • prevenire le recidive
  • ridurre la nausea e la fatica
  • mantenere una buona densita’ ossea
  • aumentare la massa magra riducendo quella grassa
  • trattare il linfdema dell’arto superiore
  • migliorare la qualita’ di vita.

Le evidenze scientifiche in favore del movimento sono schiaccianti. 

Tuttavia secondo gli ultimi studi solo una piccola percentuale di persone che hanno, o hanno avuto, un problema oncologico raggiunge la quantita’ minima di esercizio consigliata dall’organizzazione mondiale della sanita’ (150 minuti a settimana di attivita’ aerobica sommati a due sessioni settimanali di esercizi di forza).

Ancora piu’ sconcertante il dato secondo il quale solamente  il sei per cento del personale sanitario coinvolto nel trattamento delle patologie oncologiche parli dell’importanza dell’esercizio fisico.

Grazie alla capacita’ di inquadramento biopsicosociale della persona e come promotore del movimento e dell’esercizio fisico il fisioterapista con competenze muscoloscheletriche avanzate riveste dunque un ruolo fondamentale nel trattamento e nella prevenzione del tumore al seno. 

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Il dolore cronico

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Ogni giorno più di 200 milioni di persone nel mondo occidentale soffrono a causa del dolore cronico, un problema di salute pubblica a livello mondiale. In Italia ne è affetta una percentuale pari a circa il 26% della popolazione: 13 milioni di persone che ogni giorno vedono la qualità della loro vita compromessa da mal di schiena, cervicalgia, osteoartrite, dolore alla spalla, cefalea, fibromialgia.

Il dolore acuto si manifesta improvvisamente a seguito di un particolare episodio come un intervento chirurgico, una frattura o un trauma e funziona da  allarme per evitare possibili ulteriori danni ai tessuti.
Il dolore cronico è invece un dolore persistente, che non ha una causa apparente o comunque ha una causa che si e’ risolta da tempo. Si palesa in modo continuo per oltre 3 mesi. Non ha  dunque una specifica funzione biologica in quanto non è correlato ad una minaccia di danno ai tessuti. Persiste e resiste in risposta a una sensibilità eccessiva e ad una minaccia percepita di danno al corpo, nonostante i tessuti danneggiati siano guariti, compromettendo gravemente la qualità di vita di quanti ne soffrono.

Solo negli ultimi anni la ricerca scientifica ha riconosciuto il dolore cronico  come patologia a se’ stante e non come sintomo di altre patologie, evidenziandone aspetti fondamentali per la cura e la gestione. Vediamo i più importanti

PENSARE POSITIVO 

Chi ha un atteggiamento negativo nei confronti del dolore percepisce livelli più elevati di dolore e disabilità mentre chi manifesta un atteggiamento positivo sviluppa dei comportamenti che influenzano favorevolmente la prognosi. 

CONSIDERARE IL DOLORE CRONICO COME PATOLOGIA A SE’ SENZA RICERCARE UNA CAUSA SPECIFICA 

Chi attribuisce il  dolore a una causa strutturale ha maggiori probabilità di avere livelli più alti di disabilità e scarse aspettative di recupero. Anche per questa ragione e’ sovente inutile ricorrere a immagini diagnostiche come Tac e Risonanze magnetiche che possono rivelare anomalie strutturali non correlate al problema.

LE PAROLE PESANO

Chi ha dolori muscoloscheletrici considera spesso il proprio corpo come una struttura fragile o vulnerabile, soggetta a (ri)danneggiamenti.
Parole e atteggiamenti sbagliati nei confronti di chi soffre di un semplice torcicollo o mal di schiena (“Ha una schiena terribile, sembra quella di un novantenne”; “Non vada a correre, può danneggiare i suoi dischi”; “Il suo bacino e’ storto, ha bisogno di essere aggiustato”…) possono scatenare paure che arrivano ad  inibire il movimento. Effetto nocebo e chinesiofobia mettono in atto un circolo vizioso dove la paura fa muovere meno e il minor movimento crea maggiore dolore. 
Molto spesso affidarsi a sedicenti professionisti sanitari, privi di specifiche competenze in materia e senza alcuna formazione universitaria riconosciuta, può essere deleterio.

ESERCIZIO FISICO

L’esercizio fisico e’ una delle armi principali per gestire il dolore cronico oltre a migliorare l’umore e avere indiscutibili effetti positivi sull’apparato cardiovascolare.

IL FISIOTERAPISTA COME VALIDO ALLEATO NELLA TRATTAZIONE DEL DOLORE CRONICO

Il fisioterapista, professionista sanitario riconosciuto dall’ordinamento giuridico italiano lavora sul paziente per aiutarlo a conoscere e gestire il proprio dolore, aumentandone in modo graduale l’attività e migliorandone la qualità di vita.

Per raggiungere questi obiettivi, il fisioterapista si avvale di diversi strumenti tra i quali l’educazione al dolore, strategie di adattamento e di risoluzione dei problemi, attività di stimolazione, igiene del sonno e tecniche di rilassamento. 
Insegna a comprendere come il dolore sia un sistema di allarme integrato che con il dolore cronico viene attivato troppo facilmente. Aiuta a ridurre la paura legata al dolore ed elabora strategie a lungo termine per migliorare la fiducia in se stessi.

Con la salute non si scherza. E con il dolore tantomeno.

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La notte prima della Monza Resegone

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La notte del 22 giugno tante coppie faranno l’amore. Ma solo 262 terne faranno la MO.RE. E’ la gara dell’anno, tutti ne parlano. Ma pochi sono cosi’ pazzi da provarla. Monza Resegone edizione numero 59. Mo.Re per gli addetti ai lavori. Partenza dal centro di Monza e arrivo al Rifugio Capanna Monza, quota 1170 sul livello del mare. Nel mezzo 40 e più km da percorrere di notte tra strade trafficate, ripidi sentieri e tifo da stadio.

In squadre formate da tre componenti accompagnati da nutrite scorte ciclistiche o motociclistiche.

Ma come passano la Notte i 786 atleti (262 terne) che domani sera rinunceranno ad un spritz all’Arengario per tentare un arrivo trionfante alle pendici del Resegone?

Lo scaramantico 

Posiziona il pettorale sempre nello stesso punto usando le stesse spille. Incurante del rischio di prendere il tetano. Mangia sempre nello stesso posto e alla stessa ora. Con la stessa tovaglia che ormai viene conservata come la sindone. E’ un veterano della Mo.Re e la leggenda narra che un anno la sua fidanzata aveva per errore buttato la tovaglia nella cesta delle cose da lavare. Correva l’anno 1991 e da allora nulla si sa della sventurata.

L’iper organizzato 

Ha pianificato la gara in ogni dettaglio. E’ lui che segna il passo. Decide se e cosa bere ai ristori. Ordina se e quando cambiarsi. Ha auricolari per comunicare con la scorta ciclistica. La notte prima della mo.re fa un’ultima ricognizione per accertarsi che non ci siano cambiamenti dell’ultima ora.

Il tronista 

Ha temporaneamente lasciato gli studi di mediaset ed il trono di uomini e donne  per svolgere la gran parte dell’allenamento in palestra ammirando i suoi tatuaggi allo specchio. Rifinisce al meglio la preparazione facendo ripetute con la panca piana. La notte prima della Monza Resegone studia se sia meglio mostrare al fotografo in partenza il bicipite destro o quello sinistro.

Il professionista 

Gli hanno detto che deve correre per una quarantina di kilometri ma non ha ancora ben capito dove. La notte prima della Mo.re chiama per accertarsi dell’ingaggio e rilegge il regolamento per controllare bene a quanto ammonta il montepremi.

L’insicuro 

Consulta in continuazione le previsioni meteo e ha disseminato il percorso con ogni genere di vestiario. Dai costumi due pezzi sino ai piumini da alta montagna. La notte prima della Mo.Re non riesce a dormire: il pensiero di dove fare il cambio di maglia lo tormenta. La paura di prendere freddo alla pancia nella buca di Airuno inizia gia’ a creargli turbamenti intestinali.

L’improvvisato 

Ripescato all’ultimo, solitamente per sostituire uno sfortunato infortunato. Non sa nulla della gara, non ha la minima idea del passo da tenere ne’ di cosa gli altri abbiano infilato nello zaino che troverà all’arrivo. La notte prima della Mo.Re dopo essersi ingozzato di patatine e ogni genere di schifezza manda un messaggio sulla chat della terna chiedendo “ma il pullman lo prendiamo fino a Erve o scendiamo a Rossino?”

La Miss 

Immancabile ed impeccabile. In terna femminile o mista poco importa. Ha preparato un outfit per ogni passaggio. Ha fissato parrucchiere ed estetista per tutti i componenti della terna. Ha provato tre volte il percorso per vedere se in foto viene meglio a dx a sx o in centro. La notte prima della Mo.re scrive angosciata nella chat della terna “ma nello zaino che abbiamo mandato all’arrivo ci siamo ricordati di mettere la piastra per i capelli”.

Se volete conoscere i nostri impavidi eroi sabato sera appuntamento all’Arengario o in uno dei punti di passaggio. Per quest’anno potrete accompagnarli con un tifo da curva. L’anno prossimo potreste esserci anche voi a fare la Mo.Re.

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Come scegliere la scarpa giusta per correre?

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Passate le feste, niente di meglio che correre per bruciare le calorie in eccesso. La scelta della scarpa giusta puo’ rappresentare l’ostacolo maggiore tra la vostra attuale forma e l’imminente prova costume.

A partire dall’inizio degli anni ‘90 il design delle scarpe da corsa ha subito dei drastici cambiamenti fino a trasformarle in capolavori tecnici ed ingegneristici.
Materiali avveniristici per controllare la pronazione, sistemi di supporto per l’arco plantare e per indirizzare al meglio il piede come se fosse un freccia rossa, talloni ammortizzati per ridurre le forza di impatto con il terreno.
Nei negozi “specializzati” l’acquisto e’ preceduto da una serie di verifiche preliminari per controllare l’appoggio, scoprire il vostro peso, identificare con test su tapis roulant il vostro tipo di corsa.

Sarebbe tutto perfetto. Non fosse per il fatto che il design rivoluzionario delle scarpe, cosi’ come i sistemi venduti con l’intento di ridurre gli infortuni, si basano solo su presupposti teorici privi di riscontro scientifico e smentiti dagli studi in materia.

  • I sistemi di ammortizzazione nella scarpa non fanno altro che peggiorare lo stile di corsa, aumentare le forze di impatto che si trasmettono alle articolazioni e quindi la probabilita’ di farsi male.
  • Imprigionando il piede in sofisticati sistemi di controllo non otteniamo altro risultato che impoverire la muscolature e la capacita’ di sentire il terreno: ne perdiamo in efficacia di corsa e in performance e ne guadagniamo in probabilita’ di infortunarci.
  • Se l’ammortizzazione non ci aiuta, non ha nessun senso cambiare la scarpa ogni 700km perche’ la scarpa si “e’ scaricata”.

Leggende metropolitane ben radicate non solo tra runners e venditori (preparatissimi e con le migliori intenzioni) ma anche tra “esperti” del settore: tutti ben istruiti dalle case produttrici.
Ogni anno nel mondo si vendono piu’ di 20miliardi di scarpe e la fetta di quelle da corsa continua a crescere…

L’evoluzione delle calzature da running si e’ basata sulle regole del marketing senza prendere in minima considerazione le evidenze scientifiche.

Questo non significa che tutti debbano correre a piedi nudi o con le scarpe di cinquant’anni fa.
Il suggerimento e’ di essere molto critici con quello che vi propone la pubblicita’ per mantere il piede in salute ed evitare di farvi male correndo.
Buona corsa!

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