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Lo sport del Doping

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Il 15 settembre 2022 abbiamo fortemente voluto una serata allo Spazio Teatro Invito di Lecco, invitando due grandi nomi dell’atletica leggera. Perche’ e’ fondamentale dare spazio alla conoscenza e all’educazione.

Fisiorun.it è un team di professionisti che si occupa della salute a 360 gradi. Puntiamo molto di più sulla prevenzione che sulla cura. Per questo promuoviamo sport ed attività fisica. Ma prevenire significa anzitutto Educare.

Una mission non certo semplice, che troppo spesso impatta contro muri di false credenze e luoghi comuni difficili da abbattere. Una mission che ci espone di frequente al rischio di essere bollati come i guastafeste della situazione, la voce fuori dal coro. Una mission che perseguiamo a colpi di evidenze scientifiche.

Ripudiando logiche di mercato che troppo spesso trasformano un problema muscoloscheletrico in un mero strumento di profitto.

Un noto foglio rosa ha spiegato il perché Marcel Jakobs si è migliorato di tre decimi sui 100 metri… ha tolto un molare. Il risultato? Un incremento di pazienti runners non più sbarbati che, dopo aver provato a correre i 300metri in 40”, arrivano in studio da noi con i polpacci dolenti, chiedendo se l’estrazione di un canino potrebbe migliorare le prestazioni riducendo dolori e prevenendo infortuni…

È evidente come la diffusione incontrollata di miti e false credenze finisca per creare falsi malati. E la correlazione fra molari e velocità è solo uno dei tantissimi esempi di errate convinzioni prive di riscontro scientifico che il sistema tuttavia alimenta a fini di marketing.

Serate come quella con Sandro Donati e Alex Schwazer rappresentano una grande opportunità per provare ad abbattere qualche muro; o almeno ad aprire varchi, importanti spiragli verso un nuovo concetto di medicina etica, sobria ed efficace.

Siamo felici di aver contribuito anche noi alla sua realizzazione. Grazie al comune di Lecco, al sindaco ed al numeroso pubblico, che ha ascoltato la nostra voce fuori dal coro.Grazie a Marco Nessi per l’organizzazione.Grazie al maestro Sandro Donati e ad Alex per aver accettato di portarci le loro testimonianze.

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Il peso della cu­ltura

facebookmailEccola arrivata! Inevitabile come la campanella del primo giorno di scuola: la paura per il peso della cartella.

Dopo un’attenta indag­ine tra i miei contat­ti Facebook ho potuto­ stilare una una clas­sifica delle condotte­ ritenute maggiorment­e a “rischio salute” per i nostri piccoli.

Segnale verde (a ri­schio pressoché zero)­ per comportamenti co­me
-Andare in bici se­nza casco.
-Viaggia­re  in auto senza cin­tura e seggiolino (“­ma che vuoi che succe­da … ai nostri tempi ­non c’erano tutte que­ste regole e siamo cr­esciuti lo stesso”).
-Mangiare merendine confezionate e bere succo di frutta tutti i giorni.

Allarme rosso (a ris­chio pressoché certo)­ per comportamenti co­me:
– Uscire dalla pisci­na ­con i capelli bag­nati, causa certa di ­forti attacchi di cer­vicale.
– Fare il bagno senz­a a­vere aspettato 3 ­ore ­dopo il pranzo, ­causa certa di malori­ che nei casi più gra­vi potrebbero portare­ alla morte per anneg­amento.
– Portare una cartel­la ­troppo pesante, c­ausa pressoché certa ­di patologie della co­lonna vertebrale qua­li scoli­osi, lombalg­ia, iperc­ifosi etc..­.img-20160914-wa0014

Lascio a qualcun alt­ro il compito di dare­ voce ai bambini sopr­avvissuti al bagno do­po il pranzo ed alla doccia senza il phon. Mi limito ­a sfatare la leggend­a della correlazione ­fra peso della cartel­la e problemi ­alla c­olonna.

L’ini­zio della scuola coin­cide con l’apertura d­el processo contro gl­i zaini troppo pesant­i, principali imputat­i dell’incremento del­ mal di schiena fra i­ giovanissimi.

Il terrorismo piscol­ogico generato da riv­iste, trasmissioni e ­social network pieni ­zeppi di consigli di professionisti o pres­unti tali ha trasform­ato gli ingressi dell­e scuole in banconi c­heck di Malpensa. Tan­ti piccoli puffi trol­ley muniti!

Dove e’ finito lo st­udente zaino in spall­a? Ma soprattutto la ca­rtella pesante fa mal­e? Pare proprio di no­!

E’ vero che uno za­i­no pesante incide nel­la ­postura del bambi­no: cambiamenti nella­ fre­quenza e nella lunghezza­ del passo, ­aumento dell­a freque­nza del respi­ro, fle­ssion­e laterale dell­a colo­nna se la cart­ella è portata in m­odo asim­metrico.
Non esiste p­erò ne­ssuna relazion­e tra ­questi cambiamenti e ­la comparsa di dolore­.

Nella casistica medi­ca fra i “danni da ca­rtella” troviamo : tr­aumi al­le estremità per cad­uta della ca­rtella su­lle mani o ­sui piedi,­ piccole l­esioni caus­ate da pe­nne o oggett­i taglie­nti che spor­gono dal­la stoffa e, nei casi­ più gravi, di­storsi­oni o fratture ­da in­ciampo (nella carte­l­la).
Non risultano casi di patologie della colonna vertebrale riconducibili al peso della cartella. (Fanno eccezione i l­anci di zaino contro­ la schiena in occasi­one delle liti fra co­etanei).

I programmi educativ­i che pretendono di i­nsegnare come  portar­e la cartella e come ­sollevarla hanno risu­ltati sorprendenti. I­n realtà ne hanno uno­ solo: aumentano la p­ercentuale di bambini­ con il mal di schien­a!
La paura del dolore ­è spesso essa stessa ­la causa del dolore!
Evitate dunque di i­ncutere la paura del ­movimento nei bambini­ o di sensibilizzarli­ troppo sui segnali i­nnocui che il loro co­rpo lancia.

Sappiamo che esiste ­una relazione sicura ­tra mal di schiena e ­la poca attività fis­ica, il sovrappeso e ­gli elevati livello d­i stress.
Quindi meno ore con ­ tablet e cellulari i­n mano, più vita all­’aria aperta e un po’­ di sollevamento pesi­ (o zaini) non farà ­di certo male!facebookmail

Come nasce LA MORE. La genesi della terna

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Giugno è il mese delle “epiche gesta”: si parte con la Resegup e si finisce con fare lA MO.RE!!
Mentre la genesi del Resegupper ormai non ha più segreti, ad oggi poco si sa invece dei motivi che spingono tre individui, all’apparenza normali, a lasciare l’afa ed i confortevoli baretti di Monza e Brianza. Per affrontare 42 km ed oltre 1000metri di dislivello positivo prima di raggiungere l’agognata Capanna Monza.
In occasione del 60mo della Monza Resegone, ecco i risultati di uno dei primissimi studi sulle origini della “Terna”.

I compagni di scuola

Amici dai tempi dell’asilo hanno condiviso tutto: vacanze, amici, esami e fidanzate. Manca solo una corsa insieme. E visto che NewYork costa troppo, proviamo la Monza Resegone. #1x3e3x1perchè

Gli aspiranti top runner 

Abituati a battagliare tra loro per il podio alla corsa del salame hanno deciso di unire le forze per conquistare la capanna. Nulla è lasciato al caso.  Vietato perdere tempo ai ristori. All’arrivo in capanna sgomitano per decidere chi fra loro resta primo nella foto. #nevergiveup

I sorcini

Quando è stato loro proposto di fare una cosa a tre: no, non l’avevano considerata. Ma come dice il sommo Renato la geometria non è un reato. Rigorosamente in terna mista #Amorearticolato

Gli improvvisati

Immancabili in ogni competizione hanno per caso sentito parlare di una corsa da Monza alla capanna Monza e hanno deciso di presentarsi all’arengario. Non conoscono il percorso. Non hanno un’assistenza. E nemmeno una pila frontale.
Il campo vita presso agriturismo due camosci li attende. #ancheoggisicorredomani

Gli scommettitori


Anche loro non mancano mai in una gara.
Nel 2019 si trovavano per caso a passeggiare all’Arengario e hanno scommesso che l’anno successivo sarebbero stati pure loro al via.
Si sa, ogni scommessa è un debito. #scommettiamoche

Gli annoiati

Stanchi dei soliti sabati sera fra ape e strusci. All’ennesimo “che famo? ”N’do ‘namo?”, hanno optato per l’ascesa in capanna. Partenza allegra con adrenalina a mille per la novità. Ad Arcore già
rimpiangono lo spritz al baretto. #portiduepatatine

Le Miss

Hanno speso molto più tempo per scegliere divisa, acconciatura e colore delle unghie che per fare i lunghi. Un solo inquietante interrogativo le accompagna: che fare se salta … un’unghia durante l’arrampicata al pra di rat? #haimessolapiastranellozaino

I seriali

Si sono conosciuti in gara. Probabilmente alle elementari.
Non ne perdono una; non c’è edizione che non li abbia visti iscritti. Durante l’ascesa evocano tutte le loro gesta “ti ricordi quando?” Ma sì era quella volta che poi all arrivo…” #tiricordidiquellavoltache

Gli sponsorizzati

Non sanno nemmeno il nome degli altri due. Ma Pino il macellaio ha pagato loro un paio di bresaole e hanno accettato di correre. Con una costata di suino sorridente sul petto (la metto sulla canotta, mica in bocca). #fatespazio

Il rimpiazzo

“Causa infortunio dell’ultimo momento cerchiamo un componente per terna. Ritmo in pianura tra i 3 e i 7 al km. Obiettivo divertirsi (?).” #cheseratameravigliosa

Gli asen 

Hanno sperimentato tutte le precedenti categorie senza identificarsi in nessuna.
Ad ogni ristoro chiedono se si puo’ avere una birra.
Ad ogni fotografo si fermano ( perché al buio le foto, si sa, restano facilmente mosse).
Ad ogni terna gridano “bravi”  ma sono profondamente convinti che nessuno sia asen quanto loro.
Ad ogni edizione hanno giurato ” questa è l’ultima”. #orgogliosamenteasen

E voi… Che terna siete?

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La genesi del Resegupper

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Viviamo in un modo scandito da eventi imperdibili: il primo maggio c’è il “concertone”, il 25 dicembre il Natale e il primo sabato di giugno… la Resegup!
Secondo PierPaolo Pasolini, e una ben conosciuta legge della fi(si)ca, è noto che tira molto di più un pelo di donna – in salita! – che un carro di buoi in discesa; ma, dopo ben sei edizioni di Resegup, nessuno è ancora stato in grado di teorizzare cosa smuova mille colorati e saltellanti individui dalle confortanti poltroncine dei bar del centro, e dai refrigeranti bicchieri di Spritz e Campari, portandoli fino ai 1877 metri della cima del Resegone.
Proviamo a capire la genesi di un Resegupper che si rispetti…

– IL SOGNATORE. Da bambino, seduto al banco di scuola, ammirava la maestosa imponenza del Resegone, sognando di arrivare sin lassù; ora guarda fiero il suo pettorale: il suo sogno sta per diventerà realtà!
La sua preparazione inizia a luglio dell’anno prima, provando l’intero percorso tutti i weekend e conoscendone a memoria ogni  sasso.
In versione PRO, il sognatore vuole emulare le gesta di Golinelli, col segreto obiettivo di conquistare un aperitivo gratis prima dell’arrivo in piazza Cermenati.
Si allena facendo le ripetute sugli ultimi venti metri con Campari alla mano.

– IL SERIALE. Non ha perso nemmeno un’edizione. La sua foto profilo coincide per dieci mesi all’anno con la cresta del Resegone. Il seriale non si allena, il seriale “esce a correre”. Tutti i giorni, anche a Pasqua e a Natale.
Nello sventurato caso di tre giorni senza corsa, per avverse e incomprensibili perturbazioni cosmiche, cade in una crisi di astinenza degna del peggiore fumatore di crack.

– L’AMANTE INDECISO. Da bambino guardava le terne della Monza – Capanna Monza sfrecciare, con passo agile, lungo la statale sotto casa e viaggiare fiere verso la conquista del Resegone. Ha sempre pensato che prima o poi l’avrebbe fatto anche lui, ma non si sente ancora pronto per una cosa a tre.
Si allena consultando tabelle prese a caso su Internet.

– IL SUGGESTIONABILE. È rimasto così colpito dai trionfali arrivi, tra ali di folla festante nel centro cittadino, che ha giurato a se stesso che ci sarebbe stata gloria anche lui.
Per avere la giusta carica durante la preparazione recluta parenti ed amici per applaudirne i progressi. Deve condividere il suo Runtastic o il suo Garmin Connect con tutti su Facebook. I suo allenamenti dipendono dal segnale GPS: niente segnale? Niente allenamento.

– IL TRONISTA DELUSO. Anni di palestra e di appuntamenti con l’estetista inseguendo il sogno di uno streaptease davanti a una folla adorante. Immeritatamente bocciato al casting di U&D, non gli resta che tentare l’ascesa al Resegone per sfilarsi la canotta sudata a 200 mt dal traguardo, regalando i risultati di tanti anni di sacrificio al pubblico di piazza Cermenati.
In versione Rockstar lancerà la maglietta fradicia di sudore ai fans adoranti. Col rischio che gliela rimandino indietro…
In entrambi i casi concluderà ogni singolo allenamento a torso nudo.
Il tronista deluso impara la tecnica di corsa facendo un programma di corestability e ha un inventato un nuovo modo di fare le ripetute al chiuso, utilizzando la panca piana.

– LO SCOMMETTITORE. Lo scorso anno stava comodamente seduto in uno dei bar del centro e, dopo un numero imprecisato di aperitivi, invece che giocarsi i numeri di pettorale dei vincitori ha scommesso sulla sua presenza alla Resegup 2016.
Ogni scommessa è debito, quindi si è auto convinto di concludere la gara in meno di tre ore e durante la preparazione giocherà al lotto ogni numero dei suoi allenamenti.

– L’AMICO. Non è un sognatore, non ha letto blog e non si è lasciato suggestionare dalla magia del trionfo. Ma ha un amico che appartiene a una della categorie precedenti che – senza nessuna richiesta specifica – gli ha regalato un pettorale nuovo fiammante.
Dopo averlo seguito fedelmente per tutta la preparazione, rinnegherà ogni vincolo di amicizia una volta giunto al traguardo. Sempre che abbia abbastanza fiato per farlo.

– L’IMPROVVISATO. Si è casualmente imbattuto in un sito nel quale si parlava della Resegup e gli è scappato il dito su “iscriviti”.
Non farà una vera preparazione e scoprirà il percorso il giorno della gara.
Alla partenza non avrà la minima idea di cosa sia ne dove sia il Resegone. Glielo mostreranno in cartolina i portantini che lo riporteranno all’arrivo…

E tu che Resegupper sei? Se ancora non sei riuscito a risponderti e barcolli ne buio, non sentirti solo: almeno la metà dei tuoi compagni di avventura, in preda a visioni mistiche, dimenticherà chi è già dopo la prima scalinata di Malnago!

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aria condizionata cervicalgia

Aria condizionata e correnti d’aria… Mal di collo sicuro?

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Come ogni anno siamo alle solite: la colo­nnina di mercuri­o raggiunge una temperat­ura che ricorda q­uella della brace della­ grigliata di­ ferragosto. Pochi metri a ­piedi regalan­o l’effetto sauna che comp­lica in m­odo esponenziale la non sem­plice inte­razione fra umani.

Nella mag­gior parte de­gli ambienti lavorativi si­ riaccende inevitabile l’atroce guerra fredda: quella del climatizzatore.
Guelfi e Ghibellini, che si fronteggiano­ ­senza colpo risparmiarsi per avere il m­on­opolio climatico degli uffici.

Da un lato il freddoloso. Anche d’estat­e non rinuncia alla maglia d­ella salute. Affronta la corsia dei ­surgelati al ­supermercato come una spediz­ione di trek­king sul Bernina a dicembre. Nel vocabola­rio del freddoloso parole co­me “climatiz­zatore”, “condizionatore”, “pin­guino” sono­ bandite come la tagliata di m­anzo nel m­enu’ di un vegano.

Dall’altro il caloroso. Si trasfor­ma in un maniaco dello shopping ed entra in ogni negozio pur di goder­e del refrigerio del condizionatore. Oppure sposta la residenza in ufficio se vi p­uo’ attuare elaborate strategie finalizz­ate alla creazione di correnti d’aria for­za nove attraverso il blocco di porte e ­finestre.

A dividere le due fazioni l’amletico dub­bio: escursioni termiche da deserto del ­Sahara e tempeste polari causate dall’ari­a condizionata possono essere dannose per­ il collo?

La risposta è no!­

Tra i vari fattori favorenti e predispone­nti la cervicale, più propriamente detta ­cervicalgia, non figurano infatti il fredd­o e l’aria condizionata.

In tanti sono pronti a giurare il contrario sicuri che “se prendo un ­colpo d’aria mi blocco con il collo”.  Ma, la scienza insegna, la reit­erata divulgazione di una teoria falsa no­n basta certo a renderla vera.

Non esiste correlazione fra aria condizionata e cervicalgia.

Uno dei fattori maggiormente predisponent­i per diversi tipi di dolore muscolo sche­letrico è da ravvisarsi nello str­ess inteso come tensione, paura, insoddis­fazione sul luogo di lavoro, impossibilit­a’ di prendere decisioni di persona.

In un contesto di  “str­ess a mille ” anche un flebile soffio d’a­ria sul collo, accompagnato dalla tanto ­ferma quanto erronea convinzione che farà sicuramente male, provocherà un “attacco di cervicale”…ma la caus­a non è certo l’uso del condizionatore.

State freschi!facebookmail

Resegup 2022, cosa mi metto?

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Giugno 2022: solo un evento muove più persone del Giubileo di Platino. Dopo 1000 giorni di attesa e di preparazione sulle scale del condominio o tra gli insulti dei tanti sceriffi ci risiamo. Sabato 4 giugno è Resegup edizione numero 11

Alla viglia del grande evento è uno solo l’inquietante interrogativo che tormenta ogni resegupper: “cosa mi metto?”
Riproponiamo qualche tipologia di runner alla quale puoi liberamente ispirarti:

Il minimal. Per lui le condizioni climatiche sono del tutto irrilevanti. Correre all’idroscalo il 4 luglio o ad Oslo in pieno inverno è indifferente: canottiera e pantaloncino. #senzaseesenzama

Il professional. Lo riconoscerete della fascia per tenere al caldo la testa anche con 34gradi all’ombra. Lo sponsor sempre bene in vista. #magariungiornomipagano (per ora mi hanno solo regalato la fascia)

Il prudente. Parte con più roba addosso che nell’armadio. La mattina prima della gara la sua camera è una via di mezzo tra un cassonetto di raccolta indumenti usati della Caritas e un cestone fuori tutto della Decathlon. Tifosi e parenti bene istruiti distribuiranno o 
raccoglieranno i pezzi disseminati lungo tutto il percorso . Ciò nonostante il suo obiettivo di arrivare asciutto e pulito in piazza Garibaldi fallirà miseramente. #èlamontagnachecomanda

Il diffidente. Incurante degli otto punti di ristoro, delle varie fontane, fonti e fontanelle nonché dei numerosi bar pronti ad offrire gratuitamente prosecchi e campari belli freschi, non rinuncia al suo camel back con quattro litri di scorta idrica. #bellofresco

Il religioso. Immancabile crocefisso al collo. Testa bassa in partenza per la preghiera. Non gli serve andare a Medjugorje: già prima di Acquate avrà diverse apparizioni della Madonna. Le visioni proseguono per l’intero percorso e si accompagnano al frequente uso del nome di Dio invano. Saluta la fotocamera sull’arrivo con il segno della croce. Nella versione piu’ spinta evita appositamente di invaselinarsi i capezzoli al fine di produrre canotta insanguinata per un effetto stigmate durante la via crucis. #amen

Il narciso. Poco dopo la partenza sfila la canotta e la infila nei pantaloncini. Immancabile il tatoo sul fianco o sul pettorale. Ai lunghi lenti ha preferito l’allenamento in palestra davanti allo specchio. Esiste anche la versione femminile che, qualunque siano le condizioni climatiche, dieci metri dopo la partenza sfila la maglia e resta in top, sfidando le leggi della motilità intestinale. Tatuaggio rigorosamente lombosacrale basso. A scelta completa il tutto con minigonna o slip con il nome scritto dietro. #guardami

L’emulatrice. Ha impiegato più tempo per trovare la gonnellina e il guanto azzurro coordinato modello Emilie che per tutta la preparazione della gara. Eppure al termine della competizione non riuscirà a capire perché, nonostante l’outfit sia identico, lei abbia impiegato un paio d’ore in più per tagliare il traguardo. #fashion

Il techno. Al polso ha un aggeggio dal nome impronunciabile e dal peso superiore ai nove etti. Con i suoi consimili parla un linguaggio incomprensibile. “Monitora l’heart rate”, “lappa” ogni mille trasferendo i dati in real time ad una entità superiore, dai poteri occulti. Non usa calze, ma “booster”, e la sua maglia costa come un completo di Valentino. #prende?

La miss. Come per il minimal estremista, meno roba ha addosso meglio è. Irrinunciabile il passaggio dal coiffeur prima della partenza e lo smalto coordinato con la divisa. Le condizioni climatiche non hanno grande peso; l’importante è guadagnarsi la cover page del sito per il prossimo anno. #cheese

Qualunque sia il tuo out-fit ricorda:

  • sulla copertina di Vogue non finirai comunque
  • qualche centimetro in meno di stoffa non inciderà sulla tua prestazione ma ti potrà far raccogliere molti piu’ “like” su Facebook
  • il tempo che passerai a farti fotografare sarà di molto superiore a quello che passerai a correre
  • sorridi sempre e ringrazia i tifosi: i fotografi non sono solo in piazza Garibaldi! Non vincerai nemmeno quest’anno la Resegup ma nella foto eroica sui social sarai molto più  carinə!

📷 Grazie per le FOTO Luca Tagliaferri 📷

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Denti e postura, medical business?

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Per natura umana siamo portati ad inseguire i miracoli. Soprattutto se si parla di salute siamo disposti a crederci e a pagare (caro) chi ce li promette.

Tra i miracoli più gettonati, pubblicizzati e mercificati in ambito medico troviamo: “fai attenzione alla tua masticazione se vuoi risolvere i tuoi dolori al collo” (oppure alla schiena o alla testa, o per migliorare le performances sportive).

L’associazione tra occlusione e postura costituisce la motivazione per terapie con le quali si tenta di risolvere i “problemi posturali” attraverso cambiamenti della simmetria dei denti. Si tratta di terapie  invasive e che spesso provocano altri problemi e dolori cronici da cui è poi difficile uscire. Stando alle linee guida internazionali e al buon senso si dovrebbero evitare terapie inutili e non indicate.

Esiste una relazione tra occlusione dentale, postura e dolore muscoloscheletrico?

Il sistema posturale è un sistema integrato di informazioni che arrivano dal sistema visivo, dal sistema vestibolare e dal sistema di propriocezione (muscolatura dei meccano-recettori della nuca, del collo e anche dei piedi). Un sistema molto complesso che non può essere ridotto al cambiamento di posizione di alcuni denti. In diversi studi si evidenzia una relazione tra dolori oro-facciali, posizione della testa e muscolatura del collo ma queste relazioni non sono chiare e soprattutto non hanno nessuna rilevanza clinica.

Avere una curva che differisce dalla normalita’ rappresenta un problema? Quale e’ la normalita’?

La medicina ha fatto passi da gigante negli ultimi anni: infatti ha saputo inventare tante nuove malattie. Semplicemente abbassando i valori di “normalità” di colesterolo e glicemia si sono creati tanti nuovi malati e si e’ potuta incrementare la vendita di molti farmaci.

Pedane stabilometriche, baropodometrie elettroniche e sofisticati sistemi di analisi della corsa e della masticazione. Sempre piu’ di moda e venduti soprattutto ai bambini per trovare una qualche forma di “anormalità”. Ma queste “diversità” possono essere considerate delle “patologie”?

La mercificazione medica ha tra i suoi fondamenti l’errore di giustificare la terapia con il successo della terapia stessa: correggo un’occlusione e scompare un dolore e si conclude che la correzione dell’occlusione era eziologicamente corretta. Ma il successo di una terapia non può portare a concludere che la terapia sia giusta.

Le terapie di diversi problemi muscoloscheletrici non sono specifiche: gli studi dimostrano che qualsiasi terapia utilizziamo porta un miglioramento del dolore. Questo è dovuto tra l’altro al fatto che spesso il dolore muscolo scheletrico si risolve spontaneamente.

Esami diagnostici inutili, alla ricerca di dismorfismi senza significato al fine di mettere in atto terapie per disturbi che scomparirebbero anche senza essere trattati.

Terapie ben pubblicizzate e vendute a caro prezzo hanno qualcosa in comune che spiega il loro successo e non ha nulla a che vedere con l’occlusione: la remissione spontanea del dolore, l’informazione ed educazione che si dà al paziente e l’effetto placebo.

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Che scarpa compro per iniziare?

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Sconsigliata la lettura ai piu’ sensibili

Dopo aver passato gli anta (o il proprio peso forma), e’ normale esploda la voglia di tuffarsi in una nuova passione.

Trascinato da quell’amico che fino a pochi anni prima viveva in una relazione monogama con il divano ed ora si alza ogni mattina all’alba a macinare Kilometri. O dall’invidia per la collega che dopo l’ultima mezza maratona si vanta di entrare in una 40. 

Eccoti pronta/o ad affrontare sfide che mai avresti immaginato. Come potare un’orchidea o correre 10km senza fermarsi.

Partiamo da un dato economico: il mercato delle scarpe da running e’ letteralmente esploso a partire dagli ‘90 arrivando a generare un fatturato annuo di circa 150 miliardi di dollari. Qualcosina in più’ di quanto incassa il Pasqualino vendendo caldarroste sotto il ponte del treno…

In attesa di ricevere due dritte sul giardinaggio,  do’ indicazioni chiare all’inquietante interrogativo che assale ogni (aspirante) runner: “che scarpa compro?”.

Un mercato che si e’ alimentato grazie ad un presupposto tanto radicato, diffuso e popolare quanto completamente FALSO. 

Il “confirmation bias” la fa da padrone con quella che da qualche decennio rappresenta una delle migliori fakenews mai confezionate.

“Più la scarpa e’ costosa e tecnologicamente elaborata, minore e’ la possibilità di farsi male”.

NO!

Le moderne scarpe da running con le loro tecnologie di ammortizzazione, stabilizzazione e controllo del movimento NON prevengono in alcun modo gli infortuni della corsa.

Sono anzi il principale motivo di alterazione della biomeccanica di corsa, cui consegue il sovraccarico di diverse strutture come ginocchia, bacino e colonna.

Come accade se la strategia è vincente,  la finta necessità di investire nella “scarpa giusta” (che è anche  la più costosa) per non farsi male, ha finito per creare una vera dipendenza.

Primo principio del marketing: rendere indispensabile qualcosa di inutile.

Mi spiego.

Chiedete ad un runner di correre 5 minuti a piedi nudi. Si farà inesorabilmente male.

Il suo corpo si e’ adattato alle scarpe come il suo collo al cuscino quando si mette a letto…  farne a meno e’ impossibile

Ma discorso diverso va fatto per chi non ha mai corso ed ancora non e’ entrato nel tunnel della dipendenza dalla scarpa da running.

Se siete agli inizi della vostra carriera podistica, cercate una scarpa che 

  • sia comoda;
  • protegga la pianta del piede da freddo e tagli;
  • bassa il più possibile, senza drop e tecnologie;
  • sia il più flessibile possibile.

Queste caratteristiche consentiranno al piede  di svolgere tutte le sue funzioni…senza alterazioni biomeccaniche né conseguenti sovraccarichi. E riducendo di molto la probabilità di infortuni!

Per chi vuole iniziare a correre la soluzione più semplice (ed economica) e’ decisamente la migliore!

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Le scarpe giuste fanno vincere le olimpiadi?

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Non sono passati nemmeno 9″80 dalla conquista della medaglia d’oro di Marcell Jacobs.

E gia’ corre su tutti i social il dibattito sui fattori che per  la prima volta nella storia hanno reso un italiano l’uomo più veloce del mondo!
Con uno strabiliante miglioramento cronometrico ottenuto a quasi 27 anni. 

Fatica? Allenamenti? Sacrifi?
Nulla di tutto questo! Il podio qui se la giocano :

A) La mental coach che gia’ si e’ affrettata a prendersi il merito di aver uscito cotanto inespresso potenziale.

B) Le scarpe, con placca di carbonio, che regalano centesimi come non ci fosse un domani (dichiarazioni di Antonio La Torre, direttore tecnico Fidal).

C) La Costanza. Oppure, se cambiate l’iniziale …
Una consonante che cambia la vita. Lungi da me fare illazioni.
Riporto solo quanto cartastampato oltremanica. Dopo la Brexit i giornalisti inglesi hanno visto uscire dai giochi anche il loro campione con troppa fretta di uscire dai blocchi.
E scagliano le affilate biro contro i campioni pop up…

Escludo categoricamente la C).
Lascio che la A) continui a tirar fuori potenziali inespressi dietro cospicuo compenso.

Non mi resta che il mio argomento più amato. Quello che nel mondo podistico va per la maggiore: il rapporto fra scarpe e prestazioni.

Cenerentola ci ha insegnato che un paio di scarpe ti possono cambiare la vita.
Carrie Bradshaw che un tacco 12 non ti alza il cervello. Ma senza dubbio il lato B.
E nella vita si sa, una certa dose di culo aiuta.

  • Ma possono le scarpe “giuste” regalarti l’oro olimpico nei 100 metri?
  • O farti guadagnare il 3%?

Domande legittime. E semplici. Con una risposta altrettanto semplice.

No! Le scarpe con la placca di carbonio non danno nessun vantaggio rispetto alle tradizionale scarpe chiodate.

Pochi studi scientifici sull’argomento e di bassa qualità. Per la maggior parte con evidenti bias legati al marketing.
Studi condotti e pagati dalle stesse aziende produttrici per intenderci.
Ricordate le famose scarpe Vaporfly 4%? Il nome 4% e’ stato dato perché uno studio commissionato da Nike ha evidenziato una riduzione dell’economia del 4%. Nessun altro studio lo ha riconfermato.

Il vantaggio evidenziato (minimo e solamente su alcuni atleti) e’ stato messo in relazione con la “schiuma” utilizzata come materiale “ammortizzante” della scarpa.
Con buona pace del nostro direttore tecnico Fidal un velocista non sa proprio che farsene dell’ammortizzazione nella scarpa.

Questa e’ la scienza oggi! Ma il marketing e’ sempre in anticipo…

Aspettiamo (buone) nuove.


https://doi.org/10.1007/s40279-018-1024-z The Biomechanics of Competitive Male Runners in Three Marathon Racing Shoes: A Randomized Crossover Study
https://doi.org/10.1007/s40279-018-1012-3 A Randomized Crossover Study Investigating the Running Economyof Highly‑Trained Male and Female Distance Runners in Marathon
Racing Shoes versus Track Spikes
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/30804807/ Extrapolating Metabolic Savings in Running: Implications for Performance Predictions
https://doi.org/10.1080/02640414.2019.1633837 Running economy, mechanics, and marathon racing shoes
https://doi.org/10.1007/s00421-018-4038-1 Does an increase in energy return and/or longitudinal bending stiffness shoe features reduce the energetic cost of running?
https://doi.org/10.1016/j.jsams.2019.06.015 Does an increase in energy return and/or longitudinal bending stiffness shoe features reduce the energetic cost of running?
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32132824/Systematic  Review  of  the  Role  of Footwear  Constructions  in  Running Biomechanics:  Implications  for Running-Related  Injury  and  Performance

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Il piede piatto e’ un problema?

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Incubo di tante mamme che pensano sia una malattia da correggere quanto prima. Tormento di tanti atleti che attribuiscono la causa di molteplici infortuni all’eccessiva pronazione del piede.
Fonte di guadagno per chi propone scarpe ortopediche, ginnastica correttiva, plantari e persino interventi chirurgici?

Il piede piatto non è altro che una caratteristica fisica genetica, proprio come la forma del viso.

La pronazione è un naturale movimento di rotazione del piede verso l’interno: e’ necessaria per ammortizzare il carico e adattarsi alle irregolarità delle superfici. Tutte le nostre caratteristiche cinematiche e anatomiche (pronazione, differenza di lunghezza delle gambe, piedi cavi, valgismo del ginocchio..) non sono necessariamente motivo di infortunio. A meno che non appaiano improvvisamente (ad esempio in seguito a un trauma).

I piedi piatti (o pronati) sono una caratteristica che la maggior parte degli operatori sanitari ritiene doveroso correggere.
Ma una revisione approfondita della letteratura scientifica mostra che questa ‘peculiarità’ non e’ un fattore di rischio per le patologie muscolo scheletriche.
La sua correzione e’ quindi chiaramente inutile.

In Africa, la prevalenza di piedi piatti è molto alta… Ma non si registra un numero eccessivo di problemi da sovraccarico come artrosi di ginocchio o lombalgia. Perché dovrebbe essere diverso in Europa?

A molti una “correzione” dell’arco plantare tramite un plantare ha fatto scomparire i sintomi dolorosi. Ma correlazione non significa certo causalità! Anche il numero dei divorzi nello stato del Maine è strettamente correlato al consumo di margarina negli Stati Uniti… Il fatto che le due cose si presentino insieme non significa che siano una causa dell’altra

Sono numerosi gli studi di alta qualità decisamente chiari sul fatto che la pronazione non e’ causa di problemi muscoloscheletrici tanto negli sportivi quanto nella popolazione generale. [1-6]. 
Inoltre e’ piuttosto difficile definire cosa sia in realtà un piede piatto [7, 8]. Foot Posture Index (FPI-6) [9, 10, 11], Indice di altezza dell’arco [13], le impronte che vengono prese nei negozi di articoli sportivi, rapporto di altezza dell’arco [14] o navicular drop [15]. Esistono molti modi per dare “un voto” al piede ma non esistono studi che ci dicano quando (e dove) un piede possa iniziare a dare problemi…

Sappiamo di non sapere cosa sia un piede piatto e possiamo quindi parlare di plantari. O meglio di ortesi plantari. La parola orthosis deriva dal greco orthos che significa: corretto, giusto, diritto, normale. Plantare si riferisce a qualsiasi cosa al di sotto della pianta del piede. 

Siamo quindi portati a credere che l’ortesi plantare abbia il suo effetto benefico per la sua capacità di posizionare il piede in una posizione corretta, giusta, dritta o “normale”. Cosa ci dicono le prove scientifiche ad oggi disponibili? La probabilità che il plantare abbia un effetto benefico grazie alla sua capacità di “riallineare” e’ inferiore all’1% [16, 17]. 

Il plantare può influenzare però le forze che agiscono su piede e caviglia senza modificare l’angolazione o il movimento. Ridurre le tensioni e le forze che agiscono su un tessuto infortunato può essere utile per influenzare il processo di guarigione. Tutto questo non ha però alcun legame con la forma del piede o il suo grado di pronazione.

Conclusioni?

Il piede piatto non e’ un problema. Solo un vantaggio per chi e’ stato scartato alla visita di leva. 
I disturbi muscoloscheletrici sono molto democratici e si distribuiscono uniformemente tra chi ha piedi piatti, cavi e normali. 
Le ortesi plantari (così come tutti gli altri mezzi terapeutici/preventivi) non possono correggere un non problema. Solo in caso di dolore possono essere considerati, nel breve termine, come opzione terapeutica.
Lasciate i vostri bambini a piedi nudi! E’ la miglior fisioterapia che possano fare. Ed e’ gratis.

[1] R.O. Nielsen, I. Buist, E.T. Parner, E.A. Nohr, H. Sorensen, M. Lind, et al., Foot pronation is not associated with increased injury risk in novice runners wearing a neutral shoe: a 1-year prospective cohort study, Br J Sports Med 48(6) (2014) 440-7. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23766439.

[2] G.J. Dowling, G.S. Murley, S.E. Munteanu, M.M. Smith, B.S. Neal, I.B. Griffiths, et al., Dynamic foot function as a risk factor for lower limb overuse injury: a systematic review, J Foot Ankle Res 7(1) (2014) 53. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25598843.

[3] R.N. van Gent, D. Siem, M. van Middelkoop, A.G. van Os, S.M. Bierma-Zeinstra, B.W. Koes, Incidence and determinants of lower extremity running injuries in long distance runners: a systematic review, Br J Sports Med 41(8) (2007) 469-80; discussion 80. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17473005.

[4] B. Nigg, A.-V. Behling, J. Hamill, Foot pronation, Footwear Science 11(3) (2019) 131-34. https://doi.org/10.1080/19424280.2019.1673489.

[5] B.S. Neal, I.B. Griffiths, G.J. Dowling, G.S. Murley, S.E. Munteanu, M.M. Franettovich Smith, et al., Foot posture as a risk factor for lower limb overuse injury: a systematic review and meta-analysis, J Foot Ankle Res 7(1) (2014) 55. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25558288.

[6] S.H. Mousavi, J.M. Hijmans, R. Rajabi, R. Diercks, J. Zwerver, H. van der Worp, Kinematic risk factors for lower limb tendinopathy in distance runners: A systematic review and meta-analysis, Gait Posture 69 (2019) 13-24. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30658311.

[7] H. Uden, R. Scharfbillig, R. Causby, The typically developing paediatric foot: how flat should it be? A systematic review, J Foot Ankle Res 10(1) (2017) 37. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28814975.

[8] A.M. Horwood, N. Chockalingam, Defining excessive, over, or hyper-pronation: A quandary, Foot (Edinb) 31 (2017) 49-55. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28549281.

[9] A.C. Redmond, J. Crosbie, R.A. Ouvrier, Development and validation of a novel rating system for scoring standing foot posture: the Foot Posture Index, Clin Biomech (Bristol, Avon) 21(1) (2006) 89-98. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16182419.

[10] T. Rokkedal-Lausch, M. Lykke, M.S. Hansen, R.O. Nielsen, Normative values for the foot posture index between right and left foot: a descriptive study, Gait Posture 38(4) (2013) 843-6. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23665064.

[11] A.C. Redmond, Y.Z. Crane, H.B. Menz, Normative values for the Foot Posture Index, J Foot Ankle Res 1(1) (2008) 6. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18822155.

[12] P. Levinger, G.S. Murley, C.J. Barton, M.P. Cotchett, S.R. McSweeney, H.B. Menz, A comparison of foot kinematics in people with normal- and flat-arched feet using the Oxford Foot Model, Gait Posture 32(4) (2010) 519-23. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20696579.

[13] R.J. Butler, H. Hillstrom, J. Song, C.J. Richards, I.S. Davis, Arch height index measurement system: establishment of reliability and normative values, J Am Podiatr Med Assoc 98(2) (2008) 102-6.

[14] T.G. McPoil, M.W. Cornwall, B. Vicenzino, D.S. Teyhen, J.M. Molloy, D.S. Christie, et al., Effect of using truncated versus total foot length to calculate the arch height ratio, Foot (Edinb) 18(4) (2008) 220-7.

[15] A. Vinicombe, A. Raspovic, H.B. Menz, Reliability of navicular displacement measurement as a clinical indicator of foot posture, J Am Podiatr Med Assoc 91(5) (2001) 262-8.

[16] K. Mills, P. Blanch, A.R. Chapman, T.G. McPoil, B. Vicenzino, Foot orthoses and gait: a systematic review and meta-analysis of literature pertaining to potential mechanisms, Br J Sports Med 44(14) (2010) 1035-46. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19996330.

[17] G. Desmyttere, M. Hajizadeh, J. Bleau, M. Begon, Effect of foot orthosis design on lower limb joint kinematics and kinetics during walking in flexible pes planovalgus: A systematic review and meta-analysis, Clin Biomech (Bristol, Avon) 59 (2018) 117-29. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30227277.

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