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Gravidanza e corsa

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Quando si resta incinta si deve smettere di correre? La corsa in gravidanza e’ pericolosa? Continuare a correre con il pancione non fa bene al bimbo?

Non si ritrova nulla in letteratura scientifica a supporto di queste idee. Tuttavia l’idea che il running sia un’attività da evitare sia durante la gravidanza che nel periodo dopo il parto è molto, molto popolare… molto spesso anche tra i professionisti della salute.

Vediamo di sfatare i falsi miti che abbondano nel discorso running e perinatalità, iniziando dai nove mesi della gravidanza.La corsa è diventata una delle attività più popolari. Se ne parla molto e si discute spesso di quando sia appropriato e corretto praticarla. E non ci riferiamo solo ai presunti untori in periodo di lock down, ma anche alle ragazze in gravidanza.

Durante l’attesa le future mamme spesso cercano di adottare sane abitudini di vita per favorire un corretto sviluppo del bebè. Le donne che vivono una gravidanza senza complicazioni sono incoraggiate ad essere attive e fare regolarmente dello sport. Ma la pratica di un’attività fisica si accompagna spesso ad un senso di inquietudine da parte della mamma, dei famigliari e dei professionisti sanitari. Ma se si correva già prima quali motivi ci sono per non farlo durante la gravidanza?

Ogni anno circa il 50% dei runner si infortuna. E la donne in attesa, a causa della maggiore lassità legamentosa, hanno addirittura un rischio superiore di incorrere in un infortunio muscoloscheletrico. Rischio collegato al rapido aumento di peso, ai cambiamenti ormonali E fisici. Questi cambiamenti, se accompagnati ad una debolezza dei muscoli del piano pelvico, aumentano inoltre la probabilità di incontinenza urinaria o di un prolasso.

Molta attenzione quindi.

Le donne in gravidanza non devono avere dolori muscoloscheletrici nè sintomi uroginecologici (perdita di urina, pesantezza perineale, dolore agli organi genitali o al basso ventre) durante la corsa. In questo caso, visto che esistono soluzioni per moltissimi di questi problemi, non esitate a consultare un professionista sanitario specializzato in rieducazione perineale.

RACCOMANDAZIONI GENERALI Secondo le “Canadian guideline for physical therapy throughout pregnancy 2019”, in caso di gravidanza non complicata, per la sua salute e per quella del feto, la donna dovrebbe praticare uno sport aerobico (senza rischio di traumi o cadute) per almeno 150 minuti a settimana. Due ore e mezzo ripartite su minimo tre allenamenti con intensità perlomeno moderata. Si consigliano inoltre due sessioni di rinforzo muscolare a settimana. In ogni caso si deve fare attenzione ad ascoltare il proprio corpo soprattutto nei casi di caldo umido perché la futura mamma presenta maggiori difficoltà nel dissipare il calore. Fate attenzione a fare delle corse troppo lunghe durante le giornate torride! Idealmente, l’attività aerobica scelta dovrebbe essere un’attività già conosciuta prima della gravidanza: il corpo sarà così abituato a questo tipo di movimenti ed impatti. Il rischio di infortuni sarà minore.

MITI O REALTA’ Malgrado le diffuse credenze popolari, praticare uno sport durante la gravidanza non aumenta il rischio di aborto spontaneo, di parto prematuro, di peso insufficiente alla nascita o di parto cesareo. Conclusione: la corsa a piedi, se ben dosata, non crea nessun pericolo per la gravidanza.

CORSA: SPORT AD IMPATTO MINIMO O AD IMPATTO ELEVATO? Questo grande dilemma, ad oggi, non trova ancora una risposta in letteratura. La “Consultation internationale sur l’incontinence 2016” ha recentemente dimostrato che gli sport ad alto impatto (come trampolino e ginnastica artistica) aumentano il rischio di incontinenza urinaria durante lo sforzo.La corsa a piedi non compare in questo elenco. Dunque la corsa è da considerare uno sport a basso impatto? E’ molto probabile che sia così nel momento in cui si adotta uno stile di corsa ottimale (cadenza elevata, limitazione delle oscillazioni verticali, appoggio di medio piede o avampiede, poco rumore nel momento dell’impatto a terra), si opta per una calzatura adeguata (scarpe con indice di minimalismo superiore al 70%) e si quantifica correttamente il volume di ogni allenamento in funzione delle proprie abitudini.Se la vediamo in quest’ottica, perché la corsa dovrebbe rappresentare un rischio durante la gravidanza?

LA DONNA ATLETA Un’atleta professionista solitamente mantiene un alto livello di attività anche durante la gravidanza. E’ seguita e monitorata costantemente dal suo medico e dal suo staff. Si raccomanda alle atlete di non superare il 90% della propria frequenza cardiaca massima. In effetti è stato dimostrato che al di sopra di questa frequenza, la salute del feto potrebbe essere a rischio.

QUANDO FERMARSI? Se la corsa è permessa durante la gravidanza, ed è anche incoraggiata se veniva già praticata in precedenza, a quale trimestre si dovrebbe interrompere? Su questo argomento sembra che in letteratura non esista nessuna raccomandazione. In effetti, se la donna incinta non ha alcun disturbo durante la corsa (nessun dolore muscolo scheletrico importante o sintomi uroginecologici come visto in precedenza), nulla impedisce di continuare per tutta la gravidanza. Gli studi evidenziano che le donne incinte adeguano in modo naturale il livello di intensità durante uno sforzo fisico. E’ logico credere che la maggioranza delle donne smetterà di correre nel momento stesso in cui loro troveranno necessario farlo per loro o per il loro bimbo.

Bibliografia– Bo et al. Exercise and pregnancy in recreational and elite athletes: 2016/17 evidence summary from IOC Expert Group Meeting, Lausanne. Parts 1-2-3. BJSM 2016, 50: 571-589 + 1297-1305. BJSM 2017, 0: 1-10.– Committee Opinion of ACOG. Physical Activity and Exercise during Pregnancy and the Postpartum Period. 2015 (réaffirmé en 2017), no 650.– Mottola et al. 2019 Canadian guideline for physical activity troughout pregnancy. BJSM 2018, 52: 1339-1346.– Rapport résumant les conclusions: International Consultation on Incontinence 2016.

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Il Covid-19 avrebbe ucciso lo stesso numero di persone 50 anni fa?

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Doverose premesse: 

  • l’articolo è lungo. I pigri possono saltare direttamente all’ultimo paragrafo.
  • Non sono un negazionista 
  • Non voglio fare una lezione di morale né tantomeno incolpare i malati.

Voglio solo descrivere la realtà dei fatti e fare qualche riflessione su dati oggettivi rilevati durante la pandemia. Un primo elemento certo è che il Covid 19 può colpire chiunque ma non con la medesima intensità e soprattutto non uccide tutti indifferentemente.

Escludendo i casi delle persone più anziane, che sono le più fragili, il virus Covid 19 è pericoloso essenzialmente per quei soggetti che già soffrono di malattie croniche e comorbidità come ipertensione, obesità, diabete di tipo 2, vale a dire le patologie dell’età contemporanea.
Le misure di confinamento sarebbero state quindi necessarie anche 50 anni fa? 
Il virus avrebbe ucciso tanto quanto oggi? (nonostante le apparecchiature moderne dei reparti di terapia intensiva)

Il sovrappeso e l’obesità hanno avuto grande diffusione negli ultimi decenni nei paesi più ricchi. Il fatto più inquietante è che questo fenomeno comincia già in giovanissima età. Dati Istat  dicono che circa la metà (48,8%) dei bambini tra i 3 e i 5 anni fanno una vita troppo sedentaria.
Insomma la strada per il Covid, così come  per altre pandemie simili, è decisamente spianata laddove vi è maggior ricchezza.

Una triste conferma viene dagli Stati Uniti: persino Trump si è reso conto che gli Afroamericani sono stati i più colpiti dal Corona Virus (33% dei ricoveri sebbene rappresentino solo il 13% della popolazione)…
Certo il dato può avere diverse spiegazioni: lavori più esposti ai contatti, con maggiori livelli di precarietà e stress, un sistema sanitario interamente privatizzato.
Non può tuttavia ignorarsi che l’obesità nella popolazione afroamericana rappresenta un problema di dimensioni sempre più preoccupanti.

Il sovrappeso e le patologie associate aumentano nello stesso modo in cui diminuisce Il livello di attività fisica.  Le cause sono ben conosciute: come (non) ci si muove, come (non) si gioca, come si lavora…
E anche queste sono abitudini che si imparano molto presto.
Pensiamo solo a quanti bambini andavano a scuola camminando o correndo 50 anni fa.  Quanti lo fanno oggi?

Certo viviamo in un’epoca in cui lo sport fa tendenza, siamo più sportivi, ma siamo  decisamente meno attivi rispetto a mezzo secolo fa.
Ne è risultato un drastico calo delle prestazioni ed un incremento delle patologie connesse alla sedentarietà..
Il confronto tra le performance dei genitori con quelle dei loro figli alla stessa età è impietoso per questi ultimi.
La capacità di consumo massimo ossigeno durante un minuto di esercizio intenso ( indice di performance sportiva ma anche e soprattutto di salute) si è abbassata di circa lo 0,5% ogni anno tra il 1980 e il 2000.  
E’ un dato sconvolgente e non c’è dubbio che continuerà a decrescere.  Anche in questo caso il sovrappeso gioco un ruolo importante.

Certamente, nello sport, continuiamo a battere record.
Ma non abbiamo mai avuto così tanta differenza tra quella piccola percentuale di persone che fanno sport ad alto livello e le cui performance continuano a migliorare ed il 50%  di popolazione meno attiva il cui livello di attività fisica diminuisce di giorno in giorno.
Una disparità tra gli estremi, o forbice che si allarga, che ricorda molto qualcosa…

Durante il lockdown si è molto dibattuto sulla possibilità ed opportunità di praticare attività fisica all’aperto.
Laddove le istituzioni lo hanno permesso, le gravi restrizioni imposte (nei duecento metri ad esempio e cercando di evitare sceriffi veri o finti), si sono rivelate tali da non consentire una dose di esercizio sufficiente per compensare i deleteri effetti del combinato telelavoro/ Netflix/ lezioni di cucina.

Il grave decondizionamento fisico che ne è derivato avrà poi inevitabili ripercussioni sul sistema sanitario nazionale e sulla salute generale dei singoli.
Potrà accentuare quadri di dolore cronico e disturbi della sfera psichica. Che, a loro volta, determineranno un incremento dell’assenteismo dal lavoro (una volta passato l’entusiasmo di andare a ritrovare i colleghi) e una riduzione della produttività.  
Una sorta di cascata continua di effetti negativi anche per il sistema economico, già provato dalle rigide misure di contenimento.

Non si tratta di fare un discorso moralizzatore a livello individuale né di chiedere ai bambini di andare a scuola correndo invece che in auto.
Si tratta piuttosto di ribadire con forza la necessità di una nuova politica di promozione dell’attività fisica, di finanziamento dei programmi di ricerca nella scienza del movimento, di miglioramento delle ciclabili e dei trasporti attivi all’interno delle città, di piani di aiuto per organizzazioni e associazioni di volontari che aiutano le persone a muoversi con consapevolezza.
Una politica che stimoli il movimento ad ogni età.

Oltre a battersi per il miglioramento del Sistema Sanitario (tra l’altro contrastando  lo sfruttamento economico del dolore)  è necessaria una dura lotta contro la sedentarietà e l’inattività; mezzo di grande efficacia per ridurre il numero delle persone che visitano gli ospedali ogni giorno. 

No: il Covid 19 non avrebbe ucciso così tante persone 50 anni fa.

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Sceriffo da balcone #iorestoacasa

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Gare cancellate e atleti confinati.
L’epidemia Covid 2020 ha liberato le strade dall’invasione in continuo aumento di bikers e runners che indomiti affrontavano le loro quotidiane fatiche.

Al temerario atleta che attenendosi alle indicazioni dell’OMS ha voluto prendersi cura della sua salute rispettando le normative governative, regionali, comunali e pure condominiali, non sono rimasti che i famosi 200 metri. 
Unica alternativa a rulli, tapirulli o strenuanti sessioni di workout infra moenia.

Complici Barbara D’Urso, lo sfortunato  Mattia, i fiumi di articoli acchiappalike di autori dello spessore di Michele Mirabella, l’ignoranza e l’analfabetismo il podista 2020 e’ diventato il peggior criminale spacciatore untore.

E la quarantena ha visto la consacrazione dello sceriffo.
Una variegata schiera di individui che combattono la guerra contro “gli amanti della corsetta”, pericolosi delinquenti senza vergogna né pudore.

Una task force composta da eccellenze scientifiche ha consentito di individuarne ad oggi almeno 12 tipologie differenti. Ma il dato non è definitivo: la specie muta.
Via con un primo elenco:

1) Lo sceriffo da balcone: spesso è un ex podista e ha fatto voto di astensione per la quaresima. La Pasqua e’ passata, le restrizioni no; i pettorali incrementano cosi’ come le riserve di adipe. Ma resiste nel suo mantra #iorestoacasa

2) Lo sceriffo da balcone upgrade version: ha di recente sviluppato un interesse ossessivo compulsivo verso tutti i social come Strava e Garmin Connect a cui accede ad intervalli regolari di massimo 2h per monitorare i peccatori che macinando km nel corsello del box si frantumano le ginocchia. Con invidia, resiste #iononcorroperdoverecivico

3) L’intrepido: in auto, finestrini chiusi, sigaretta in una mano, lascia il volante per farvi gesti di insulto ben comprensibili con l’altra mano. Elegante anche nell’hashtag #tuchepuoirestaacasaporca***

4) Il documentarista : Versione upgrade modificata e salutista dell’intrepido, invece della sigaretta tiene in mano lo smartphone per filmare e fotografare l’atleta di turno. #inospedalecelagentechemuore

5) Il rissoso: nella versione basic esordisce con insulti di vario genere, non risparmiando la genitrice del runner. Per proseguire con minacce non velate di picchiare, rompere le gambe, spaccare la faccia ecc. #tiriempiodibottecosilocapiscichedevistareacasa

6) L’agente in divisa: devi stare a casa, cosa non e’ chiaro? Forte della sirena sopra la testa non e’ solo chiacchiere e distintivo ma si fa portavoce del pensiero dellaggente e combatte il crimine sfoderando il suo taccuino dei verbali. 400 euro perché #e’vietatocorrerelodicoio

7) Lo stalker. Passa le sue giornate in costante contatto con la polizia locale o il 112  per segnalare pericolosi soggetti in movimento veloce con pantaloncini che ostruiscono il passaggio ai cittadini che passeggiano per la pubblica via fumandosi una sigaretta. #chidevochiamare?

8) Il redento: dopo aver violato piu’ regole di quelle che conosce, ha incontrato un runner senza mascherina sulla sua via. Come San Paolo a Damasco ha capito che la sua missione sarebbe stata la guerra al peccatore che corre #iosonobravagente

9) L’invidiosa. La natura con lei non è stata troppo benevola. La gravidanza ha cancellato gli intensi sacrifici fatti nei tempi di caccia per trovare un fidanzato. Passa la quarantena ad impastare ed ingurgitare carboidrati, in attesa della ripresa del corso soft version di acquagym. Quando dalla finestra vede una runner, inveisce contro il marito che mostra al figlioletto le fattezze della donzella. Poi passa sui social #cosadevodireamiofiglio

10) Lo scurrile: abbassa il finestrino ed urla con gran foga ed irripetibile linguaggio varie epiteti (ispirandosi perlopiu’ a parti genitali maschili) #seiunatestadi***

11) Il religioso: senza funzione: ingiustamente privato della messa domenicale si fa il segno della croce quando vede l’uomo che corre #pregoperte

12) Il socialsceriffo: Fa parte di tutti i gruppi sei di… se della provincia dove, con cadenza minima giornaliera, condivide le sue profonde riflessioni sui criminali della corsetta. Corredati naturalmente da foto di repertorio della strage Hutu e Tutsi oppure dei naufragi di Lampedusa. #corrialcimiterocositifaigialafossa #cosanonechiaro

La corsa poco puo’ su alcune carenze. 
Resta comunque di grande aiuto per la perdita di peso e soprattutto per migliorare la vostra salute.

* E’ di poco fa la notizia che e’ stato individuato un nuovo genere di sceriffo. Lo SceriffoPresidente. Dopo aver sputato sangue per la sua terra, ha visto il lungomare assediato da runners, senza mascherina. Queste le prime dichiarazioni “se vediamo nelle pubblicità belle ragazze toniche che corrono con i vestiti aderenti sono cose che ti consolano e ti riconciliano con la natura. Ma ho visto vecchi cinghialoni della mia età, senza mascherine, con la tuta alla caviglia, una seconda alla zuava, i pantaloncini sopra, che facevano “futting” in mezzo ai bambini. Andrebbero arrestati a vista per oltraggio al pudore” #arrestateavista #cinghialoni

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Nemici (in)visibili: solo la Medicina cura la malattia

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In un periodo di grave minaccia per la salute i medici e i professionisti sanitari sono i nostri eroi. Il 2020 passerà alla storia anche come l’anno nel quale la locuzione “evidenza scientifica” è finalmente uscita dai libri di medicina per entrare nelle nostre case.

C’e’ voluta una pandemia per renderci tutti consapevoli che la salute è il bene più prezioso e come tale va protetta e tutelata. La situazione che stiamo vivendo rappresenta un’occasione unica per meditare su come migliorare la salute anche quando l’emergenza sarà finita. Per comprendere come la salute vada tutelata.

E per denunciare quindi apertamente tutte quelle figure che della medicina vogliono fare merce di scambio, senza avere nessun titolo valido e riconosciuto e che si auto professano guaritori in spregio ad ogni evidenza scientifica.

Grazie all’operato di instancabili professionisti con adeguate (e faticosamente acquisite) competenze ed ampie conoscenze mediche si sta fronteggiando un’emergenza sanitaria di portata inimmaginabile fino a pochi mesi fa.

Medici ed infermieri si occupano dei pazienti nella fase acuta della patologia. I fisioterapisti li accompagnano nel lungo percorso riabilitativo. I ricercatori lavorano nel silenzio per trovare un vaccino e divulgare informazioni indispensabili per tutti gli operatori sanitari.

Solo la medicina cura la malattia. Solo chi ha titolo per svolgere una professione sanitaria (sia esso medico, infermiere o fisioterapista)  può curare il paziente e/o svolgere un ruolo determinante per la sua completa guarigione.

Non lo si deve dimenticare. Anche ad emergenza finita. Solo a coloro che hanno conseguito un titolo che l’ordinamento riconosce dopo un adeguato percorso formativo universitario che consente l’acquisizione di conoscenze basate sull’evidenza scientifica deve essere affidata la cura della nostra salute.

Non parlo di chi si propone per un sano e rilassante massaggio che tanto bene fa.

Parlo di chi si autoriconosce il diritto di indossare un camice e, invocando teorie strampalate del 1800, pretende di curare ogni genere di disturbo. Dimenticandosi di essere il semplice prodotto di un processo di formazione basato sul marketing e non sulla scienza.

Osteopati, santoni, sedicenti guaritori senza titoli né competenze che abusano della buona fede e della disperazione di chi soffre proponendo trattamenti magici e fantasiosi. Proponendo terapie per far passare la febbre, per manipolare organi interni o la lingua, per ristabilire misteriosi equilibri di liquidi cranici…

Siamo nel 2020. Non deve più esistere chi fa della medicina una magia. Non deve più esistere chi fa della medicina un mercato. Teniamoci ben stretta la nostra salute, affidandola solo a mani sicure. Proprio come sta accadendo oggi.

In ogni modo le Autorità stanno cercando di sopperire alla mancanza di medici e professionisti sanitari. Nessuna delle figure camice munite che esercitano senza un titolo riconosciuto dall’ordinamento italiano e’ stata chiamata per essere in prima linea.

Prova sovrana che con la salute non si scherza e non si acquistano (purché a caro prezzo) capacità fuori dai regolari percorsi universitari.

Proprio ora, mi aggiungo e riporto quanto già scritto dagli Illustri Colleghi Maselli e Mourad, per lanciare un segnale alle Istituzioni competenti e alla popolazione tutta per fare si’ che la Salute venga tutelata in ogni modo.

https://aifi.net/osteopatia-covid-19-lemergenza-non-ammette-zone-dombra/?fbclid=IwAR1_31FwiRzTABSq4ZufbzV2phNlJj84CzsC2WjhZwatmqCX-uu5CpXcDjI

Ricordiamocelo: con la salute non si scherza. Mai. Non solo durante una pandemia.

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Salute in tempo di Covid

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La pandemia causata dal coronavirus SARS-CoV-2 ha costretto la maggior parte dei paesi ad adottare misure restrittive più o meno rigide per tutelare la salute.

La Cina è stata pioniera in questo e ha di fatto inibito la libertà di movimento dei propri cittadini.
Tra i paesi occidentali l’Italia è stata la prima che si è trovata a fronteggiare la pandemia e tanto ha fatto creando il “modello Italia”: chiusura di scuole, chiese, attività non essenziali, divieto di aggregazione, limitazione degli spostamenti solo per esigenze lavorative, motivi di salute e comprovate urgenze (quali andare a comprare le sigarette). È inoltre vietato in modo più o meno esplicito lo svolgimento delle attività sportive e ricreative all’aperto, se non nei pressi (100mt? 200mt?) dalla propria abitazione.

E gli altri paesi cosa hanno stabilito in merito all’attività motoria?
Lo stato che ha adottato le misure restrittive più simili all’Italia è la Spagna dove le attività all’aperto sono proibite.
In Francia è consentito uscire un’ora al giorno, da soli o con persone del proprio nucleo familiare, purché in un raggio di un Km dalla propria abitazione.
In Gran Bretagna l’attività fisica – corsa, ciclismo o passeggiata – rientra invece tra le attività essenziali da fare una volta al giorno, da soli o con i propri conviventi.
Stessa cosa per Belgio e Olanda. “Passeggiate e attività all’aperto sono consentite. Parchi, giardini e spiagge restano aperti purché le persone possano mantenere un metro e mezzo di distanza tra loro”.
In Svezia “Esercizio fisico e pratica sportiva sono benefici per la salute pubblica, queste attività devono continuare. Non vi è necessità di annullare allenamenti, partite e tornei locali; palestre e centri sportivi possono restare aperti”.
In Germania “fare sport o attività individuali all’aperto è ovviamente sempre possibile” purché nel rispetto della distanza minima di un metro e mezzo.
Negli Stati Uniti ogni stato membro ha stabilito provvedimenti normativi diversi ma nessuno ha vietato l’attività fisica all’aria aperta.

Le misure adottate riflettono il valore che ogni stato attribuisce all’attività fisica?
Misure certamente necessarie per tutelare la salute dei cittadini.

Ma COSA VUOL DIRE SALUTE?
L’OMS parla di “stato di totale benessere fisico, mentale e sociale e non semplicemente assenza di malattie o infermità”. Le restrizioni imposte sicuramente incidono sulla salute fisica, mentale e sociale della popolazione. Non a caso la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità sottolinea l’importanza di mantenersi attivi anche in questo periodo di restrizioni.
Anche il nostro Ministero della Salute ha dato indicazioni in merito all’utilità dell’attività fisica, seppur da svolgersi in casa.

L’esercizio fisico è dunque attività essenziale? In Italia questo tema sembra di scarso interesse ed escluso comunque dalla pubblica discussione. Addirittura chi oggi fa una corsetta nei pressi della propria abitazione viene additato come untore, demonizzato, preso a modello negativo, insultato… 

Un problema che origina dalla scarsa cultura del movimento del Bel Paese. Esiste un’educazione dei cittadini, a partire dalle scuole, sul ruolo benefico dell’attività fisica?
No.
A prescindere dall’attuale situazione di emergenza, manca la cultura della salute attraverso l’attività fisica.

Ci limitiamo a curare i sintomi che la vita sedentaria e frenetica crea piuttosto che cambiare il nostro modo di vivere in maniera sana e positiva. “Coloro che pensano di non aver tempo per l’esercizio fisico prima o poi dovranno trovare il tempo per ammalarsi” (Edward Stanley).
È forse, anche, una questione di Educazione Civica? Norme inizialmente meno restrittive hanno fatto sì che, da buoni italiani, si i parchi cittadini venissero presi d’assalto per prendere il sole?

L’educazione fisica dovrebbe acquistare importanza in ambito scolastico. Le politiche nazionali e locali in materia di prevenzione della salute devono essere rivoluzionate.
Non esiste il momento giusto per pensare alla salute di tutti.

Non sappiamo quanti muoiono “per” o “con” Covid. Ma sappiamo quanti muoiono “senza” Covid e quanto la sedentarieta’ vada a gravare su tutti i sistemi sanitari.

Anche oggi, nel pieno rispetto delle normative, incoraggiamo tutti a fare movimento e mantenersi in forma. In, o nei pressi, della propria abitazione.

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#IORES(IS)TOA CASA Manuale per sopravvivere al Covid19 (e pure dopo)

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Le mie idee e pensieri migliori nascono mentre corro.

In piena emergenza Coronavirus, questa mattina, naturalmente in rigorosa ottemperanza alle prescrizioni governative, mi sono calato la mia quotidiana dose endorfinica di attività aerobica: una corsetta prossima al mio luogo di domicilio.
Se siete fra gli integralisti che ritengono che la mia condotta costituisca reato, invoco a mia discolpa lo stato di necessita’. (Sono uscito per comprare le sigarette).
Come attenuante prima della mia performance ho sincronizzato gps, glonass e galileo in modo da programmare un percorso intercluso ai piuù
Anche l’orario non favoriva assembramenti (nemmeno casuali).
Così è stato. Non ho incontrato nessuno. 

Sono rientrato ai domiciliari pensando che: 

  • Quando un uomo con un ragionamento incontra un uomo con uno slogan, l’uomo con il ragionamento ne esce sicuramente sconfitto. E lo slogan del momento e’ #iorestoacasa.

Non lo nego: in questi giorni mi e’ capitato spesso di fronteggiare le dure critiche di chi mi ha accusato senza mezzi termini di istigare all’uscita.

Sia chiaro una volta per tutte: IO ISTIGO AL REGOLARE SVOLGIMENTO DELL’ ATTIVITÀ FISICA E COMBATTO DA SEMPRE ED OGGI ANCORA DI PIU’ LA SEDENTARIETÀ (IN QUANTO CAUSA PRIMARIA DI MOLTE PATOLOGIE E DI MORTE). IL TUTTO NEL PIENO RISPETTO DELLA LEGGE E DELLE NORME DI PRUDENZA

Ad oggi, per lo meno in Lombardia, l’attività fisica in spazi aperti è consentita a condizione che sia rispettata la distanza interpersonale di 1 metro (meglio 2 metri per chi corre). E non occorre nemmeno portarsi un’autocertificazione (attività fisica in spazi aperti per necessità).  
Attestate tuttavia le difficoltà insormontabili di “mantenere la distanza interpersonale di un metro” non mi resta che fornire alcuni consigli per mantenersi in buona salute. Con  indubbi vantaggi, qualche avvertimento e qualche considerazione.

  1. Riduzione dell’ inquinamento: Guardiamo anche i lati positivi. Il coronavirus sta salvando anche tante vite umane dallo smog: ogni anno fa diverse centinaia di migliaia di morti solo in Europa senza che nessuno vada nel panico. Possiamo cantare “azzurro” a pieni polmoni sul balcone, godendo aria pulita e senza fare nessuno sforzo.
  2. Attenzione agli incidenti domestici: Avvelenamenti, cadute dalle scale, incendi in cucina ecc rientrano nella top ten delle cause di morte.Tra un applauso e l’altro alla finestra, prendetevi anche del tempo per posizionare i detersivi fuori dalla portata dei bambini, eliminare tappeti se ci sono persone anziane ecc…
  3. Eliminate il fumo: uscire a comprare le sigarette e’ consentito. Ricordate che il tabacco uccide 8 milioni di persone all’anno (più un’altra milionata abbondante per fumo passivo). Se non avete un cane non prendete la scusa delle sigarette per uscire a farvi un giro.
  4. Curate l’alimentazione: avere tempo a disposizione può essere un’ottima idea per allenarsi per tentare di partecipare alla prossima stagione di masterchef. E i supermercati sono sempre aperti e ben forniti. Ma non dovete per forza mangiare tutto. Sovrappeso e obesita’: quasi tre milioni di morti ogni anno. #iorestoacasa non significa che ci si deve restare con la pancia sempre piena.
  5. FATE ATTIVITÀ FISICA 

Stare in casa e’ un’ottima misura di prevenzione per contrastare il diffondersi del virus. Ma la permanenza forzata può condurre anche a comportamenti che contribuiscono a inattività, ansia e depressione: fattori  di vita sedentaria peggiorativi per tutte le patologie croniche (40 milioni di morti ogni anno). Passare ore seduti sul divano sparandosi serie infinite su Netflix, o in chat interminabili nel gruppo genitori della classe prima C (ovid) evita la trasmissione del virus ma nuoce comunque alla salute. 
Pur restando in casa e’ fondamentale mantenere un buon livello di attività fisica.
La dose minima raccomandata e’ 30 minuti al giorno. Ma ogni minuto aggiuntivo non può che farvi bene. 
Non e’ facile raggiungere livelli intensi di esercizio stando in casa se non avete una cyclette o un tapis roulant. Fortunatamente il web ci aiuta. 
Marzo 2020 sara’ ricordato anche per la possibilità di abbonamenti premium gratuiti ai siti maggiormente consultati. 
Caso vuole che in rete si trovino anche migliaia di nuovi tutorial video di personal trainer. Cercatevi dei buoni circuiti di esercizi e dateci dentro. (parola chiave “home fitness” su you tube)
Mantenere un altro livello di fitness e di attività cardiovascolare permette di mantenere anche in ottimo stato le nostre difese immunitarie

Bloccare la circolazione del virus e’ fondamentale.  La salute pubblica va garantita e tutelata con misure drastiche.
Ma #voletevibene, e pensate alla vostra salute a 360 gradi. 
Guardate la ciambella e non solo il buco!

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Come vivere meglio e più a lungo

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Il Coronavirus sinora è responsabile di circa 2500 decessi.

Le malattie croniche invece sono causa di morte per circa 40 milioni di persone ogni anno (circa il 70% di tutti i decessi a livello globale).

Lascio al Dott Roberto Burioni e all’Ospedale Sacco l’onore di fornire dati ufficiali sull’influenza stagionale. E a Repubblica e Giallozafferrano i consigli su come evitare l’infezione da Coronavirus.

Qui sane informazioni su diabete, malattie cardiovascolari, respiratorie, tumori.

Una recente pubblicazione apparsa sul BMJ (British Medical Journal) afferma che:

  1. non fumare,
  2. limitare l’assunzione di bevande alcoliche,
  3. fare attività fisica regolare,
  4. mantenere un peso corporeo adeguato
  5. mangiare cibo sano, permette non solo di allungare, ma anche di migliorare la qualità di vita.

La notizia può essere commentata come: 

“Sì ma che vita triste!”

oppure 

“Aggiungiamo pure che dormire bene aiuta a recuperare energie ed abbiamo concluso il festival delle ovvieta’!”

E’ vero: si tratta di raccomandazioni scontate, ma la portata innovativa della ricerca pubblicata nel 2020 sul BMJ sta nell’evidenziare che alcuni fattori non solo influiscono sull’aspettativa di vita ma, associati fra loro, hanno una significativa incidenza sugli anni di vita senza malattie. 

In accordo con lo slogan: “Aggiungere vita agli anni e non anni alla vita!” 

I ricercatori hanno studiato i dati provenienti da un campione di oltre 100mila individui in un periodo compreso tra il 1980 e il 2014. Hanno esaminato persone non  fumatrici, con un Body Mass Index compreso tra 18.5 e 24.9, praticanti attività fisica da moderata a intensa per almeno 30 minuti al giorno, con minima assunzione di alcool e con una dieta sana. Elementi che hanno chiamato “fattori di stile di vita a basso rischio”.

Il risultato è stato che questi cinque fattori associati aiutano a vivere più a lungo e meglio, riducendo il rischio di malattie croniche. Ne consegue una migliore qualità di vita.

A titolo esemplificativo è emerso che per le donne che non adottano alcuno dei cinque fattori l’aspettativa di vita senza diabete di tipo 2 o malattie cardiovascolari e’ di 73 anni , mentre chi ne adotta 4 su cinque ha una probabilità di arrivare a 84 anni senza nessuna di queste malattie cosiddette croniche. Per gli uomini l’aspettativa è 81 anni.

Ma quanto esercizio fisico e’ raccomandato? Tra i 150 e i 300 minuti di moderata attività aerobica a settimana o tra i 75 e i 150 minuti di attività aerobica intensa. In aggiunta esercizi di rinforzo muscolare due o più giorni.

Va evidenziato peraltro che l’esercizio fisico, associato anche solo a uno o due dei fattori sopra descritti, permette comunque di aumentare gli anni di vita senza tumori, malattie cardiovascolari o diabete di tipo II, anche se i miglioramenti più significativi sono stati riscontrati in coloro che li hanno “adottati”  tutti e cinque.

L’adozione di uno stile di vita salutare arreca benefici non solo al singolo individuo ma all’intera collettività’, riducendo la spesa sanitaria ed incrementando l’efficienza del sistema sanitario

Le politiche nazionali per migliorare un’aspettativa di vita libera da patologie che ne inficiano la qualità non dovrebbero quindi limitarsi a misure interdittive (quali ad esempio il divieto di fumare in luoghi pubblici) ma promuovere una sana alimentazione ed un corretto esercizio fisico.

A voi la scelta se andare a correre o farvi una birra al pub (rischiando il coronavirus).

(Healthy lifestyle and life expectancy free of cancer, cardiovascular disease, and type 2 diabetes: prospective cohort study, BMJ,doi: https://doi.org/10.1136/bmj.l6669 Published 08 January 2020).

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Anno nuovo, (punto) vita pure!

facebookmailIl 2019 e’ volato via, lasciandovi in ricordo quegli anti­estetici rotolini non esattamente piazza­ti dove vorreste?
Avete avuto eccitanti e frenetici rapporti con insalata russa, p­andori e frutta secca?

Non vi abbattete se in una settimana siete riusciti a compromettere la prova costume dei prossimi cinque anni. ­
Durante le feste e’  n­ormale che nelle vene scorrano vino e sa­lse varie, ci sia più zucchero a velo s­ui vestiti che neve sulle montagne e sof­fiando il naso escano lenticchie.

Potete cor­rere ai ripari con una dieta bilanciata ­che vi consenta di bruciare piu’ di quan­to ingurgitate. Non e’ impresa piu’­ ardua che trovare un paio di pantaloni ­che vi vesta bene.
Il primo passo e’ ricordarsi che a tutto­ c’e’ un limite, anche al girovita!
Eccovi poi alcuni consigli che vi permet­teranno di trasformare i vostri buoni pr­opositi in­ realtà, senza rinne­gare il presupposto esistenzial-nutrizio­nista che mangiare e’ uno dei pochi piac­eri della vita.

  • Ponetevi obiettivi realistici.­
    L’estate e’ ancora lontana. Non salite ­ ogni giorno sulla bilancia sperando in ­un miracolo; pesarsi una volta al mese e­’ sufficiente. Non esistono diete miraco­lose. Un passo alla volta vi garantirà r­isultati duraturi.
  • Bevete molta acqua: ­
    Oltre a ricordarvi di avere sufficiente­ ricarica nella batteria del vostro smar­tphone pensate anche a fornirvi di una ­buona scorta idrica. Bere due bicchieri ­di acqua prima di ogni pasto vi aiutera’­ a raggiungere prima il senso di sazieta­’.
  • Mangiate piano­
    Se durante le feste contavate solo i b­rindisi ora iniziate a contare quanti mo­vimenti eseguono le vostre temporo mandi­bolari per ogni boccone.
  • Assumete fibre­
    Aumentate il consumo di cibi ricchi di f­ibre che, come l’acqua permettono di ragg­iungere piu’ rapidamente il senso si saz­ieta’ e permettono di tenere a bada l’in­sulina.
  • Limitate il consumo di alcool e bevan­de gasate e zuccherate
    Essere astemi non significa essere affli­tti da una malattia incurabile. L’alcool­ e’ una ricca fonte di calorie cosi’ com­e tutte le bevande gasate e zuccherate. ­Limitatene il consumo.
  • Concedetevi un adeguato riposo­
    Cercate di dormire almeno otto ore a not­te. Il sonno e’ un elemento importante per la salute in generale quanto per la ­perdita di peso.
  • Rivolgetevi a professionisti­
    Non abbiate paura a chiedere consiglio a­l vostro medico o ad un dietista.
  • Mangiate con moderazione­
    Non pensate che dovete finire tutto quel­lo che avete nel piatto perche’ ci sono ­i bambini poveri che muoiono di fame. La ­vostra scarpetta non contribuirà a ridur­re la fame nel mondo.
    Mangiate poco e spesso. Evitate di salt­are i pasti e mangiate almeno cinque vol­te al giorno.
  • Fate movimento­
    Temete che iniziare a correre vi possa trasformare in Forrest Gump (ritardato)? Il vostro stomaco riesce a digerire tutt­o tranne lo sport? Trovate un’attivita’­ sportiva che vi piaccia e fatela con co­stanza. I risultati saranno sorprendenti­.

Se nemmeno nel 2020 vi ritroverete nei 10 uomini più­ ricchi del pianeta, potreste ritrovarvi in quei jeans che tanto vi piacciono.

E se non riuscirete a passare la prova costume, potreste almeno riuscire a indossarlo.facebookmail

I miei auguri per Natale

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Nella magica atmosfera del Natale 🎅, ringrazio le tante persone che ho incontrato nel 2019. I pazienti con le loro famiglie, i medici. Chi ha letto gli articoli per intero e chi si e’ fermato al titolo e alla foto. E tutti coloro che mi hanno dato fiducia credendo e condividendo con me l’obiettivo e l’ideale di una medicina libera, sobria e giusta.

Il Natale e’ magia ed è insito nella natura umana ricorrere ad ogni mezzo in caso di dolore e sofferenza. Ma non esistono scorciatoie o formule miracolose per raggiungere la Salute. 

Diilagano pubblicita’ di terapie “alternative” e personaggi formati al di fuori delle regolari università. Ma dal punto di vista scientifico la domanda relativa ad una determinata pratica  terapeutica, non ne sancisce l’efficacia. La medicina resta una sola e si studia solamente nelle regolari Università. Mirando al benessere del paziente evito di utilizzare terapie e metodiche prive di evidenze scientifiche.

La visione riduzionistica del corpo come una macchina con dei “pezzi da aggiustare” è stata superata. Il mio obiettivo e’ ottimizzare il percorso in termini di risultati da raggiungere e costi/risorse messe in campo senza vendere benessere e pacchetti riabilitativi.

Ritengo che vi sia un sempre maggiore sfruttamento commerciale della medicina. Fiero della mia autonomia e indipendenza, lontano da ogni interesse di tipo economico, posso permettermi il lusso di far coincidere i frutti del mio lavoro esclusivamente con il migliore interesse per il paziente.

Credo che spesso la soluzione migliore sia anche quella piu’ semplice. La gran parte dei disturbi muscoloscheletrici ha una risoluzione spontanea e sono convinto che sottoporre il paziente ad inutili e costose terapie senza spiegargli il decorso naturale della patologia sia spesso dannoso e sempre eticamente scorretto.

La diffusione e l’uso di nuovi trattamenti sanitari e di nuove procedure diagnostiche non sempre si accompagnano a maggiori benefici per i pazienti. Interessi economici oltre a ragioni di carattere culturale e sociale spingono all’eccessivo consumo di prestazioni sanitarie.

Seguendo l’ideale di una medicina giusta combatto lo sfruttamento economico del dolore e sono impegnato a promuovere la salute attraverso lo sport e l’attivita’ fisica.

Con la speranza di una Sanità migliore, libera da perverse logiche di mercato e fatta esclusivamente di professionisti Laureati, faccio a tutti i miei più sinceri auguri per un sereno Natale e un felice Anno Nuovo.

🎄🎅 Buone Feste! 🎅🎄

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Peace and Love per la gestione infortuni muscolo scheletrici

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Distorsione di caviglia? Strappo muscolare? Colpo della strega?

Che fare ora?

Nel corso degli anni sono stati coniati vari acronimi per far memorizzare allo sfortunato paziente l’approccio ritenuto piu’ idoneo:

ICE per Ice Compression ed Elevation (ghiaccio compressione ed elevazione)

RICE idem come prima ma con l’aggiunta di Riposo

POLICE sempre ghiaccio compressione ed elevazione ma abbinato a  protezione e optimal load ovvero carico ottimale.

Tutte queste strategie si riferiscono pero’ ad una gestione nel breve termine.

Per una guarigione di qualita’ e una riduzione del rischio di recidiva nel 2019 il British Journal of Sport Medicine ci regala un nuovissimo protocollo con una sfumatura anni ‘70.

PEACE AND LOVE (e mettete fiori nei vostri cannoni)

PEACE per la cura cura immediatamente successiva al trauma:

Protezione ovvero ridurre il movimento o il carico sulla struttura per qualche giorno in modo da evitare l’aggravamento della lesione.

Elevazione dell’arto in modo da ridurre il gonfiore

Antinfiammatori: vanno evitati! Cosi’ come l’uso del ghiaccio. Il loro scopo teorico e’ di ridurre il processo infiammatorio. Ma se questo e’ il primo passo verso la guarigione perche’ ostacolarlo?

Compressione. Un bendaggio compressivo o una calza elastica dopo ad esempio una distorsione puo’ aiutare a ridurre sanguinamento e gonfiore.

Educazione. Il clinico deve istruire il paziente sui benefici di un recupero attivo e personalizzato invece che utilizzare modalita’ passive di trattamento come laser, tecarterapia o terapie manuali non supportate da letteratura scientifica (esempio cure osteopatiche o chiropratiche). Evitare trattamenti inutili sostenuti solo dalla logica del marketing. Stabilire tempi di recupero realistici invece che andare alla ricerca di inesistenti terapie magiche o miracolose.

Dopo qualche giorno dall’infortunio e’ tempo di LOVE:

Load ovvero caricare in modo graduale la struttura danneggiata e ricominciare le normali attivita’ appena la regressione della sintomatologia lo consente.

Ottimismo. Paura, catastrofizzazione e depressione possono essere molto piu’ dannosi che il trauma stesso trasformandosi in ostacoli insuperabili nella strada verso il pieno recupero. Quindi con la giusta consapevolezza circa la gravita’ dell’infortunio, circondatevi di professionisti giusti e di pensieri positivi.

Vascolarizzazione ovvero praticare attivita’ aerobica in assenza di dolore. L’esercizio cardiovascolare sprigiona cortisolo, adrenalina, endorfine e chi piu’ ne ha piu’ ne metta. La benzina giusta per  buon umore e recupero piu’ veloce.

Esercizio per recuperare mobilita’ e forza in modo da ridurre la probabilita’ di un nuovo infortunio. Non sottovalutate il dolore e ascoltate sempre il vostro corpo: le informazioni che vi sa dare sono il miglior indicatore per guidare il vostro recupero.

Peace and Love

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