Le scarpe giuste fanno vincere le olimpiadi?

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Non sono passati nemmeno 9″80 dalla conquista della medaglia d’oro di Marcell Jacobs.

E gia’ corre su tutti i social il dibattito sui fattori che per  la prima volta nella storia hanno reso un italiano l’uomo più veloce del mondo!
Con uno strabiliante miglioramento cronometrico ottenuto a quasi 27 anni. 

Fatica? Allenamenti? Sacrifi?
Nulla di tutto questo! Il podio qui se la giocano :

A) La mental coach che gia’ si e’ affrettata a prendersi il merito di aver uscito cotanto inespresso potenziale.

B) Le scarpe, con placca di carbonio, che regalano centesimi come non ci fosse un domani (dichiarazioni di Antonio La Torre, direttore tecnico Fidal).

C) La Costanza. Oppure, se cambiate l’iniziale …
Una consonante che cambia la vita. Lungi da me fare illazioni.
Riporto solo quanto cartastampato oltremanica. Dopo la Brexit i giornalisti inglesi hanno visto uscire dai giochi anche il loro campione con troppa fretta di uscire dai blocchi.
E scagliano le affilate biro contro i campioni pop up…

Escludo categoricamente la C).
Lascio che la A) continui a tirar fuori potenziali inespressi dietro cospicuo compenso.

Non mi resta che il mio argomento più amato. Quello che nel mondo podistico va per la maggiore: il rapporto fra scarpe e prestazioni.

Cenerentola ci ha insegnato che un paio di scarpe ti possono cambiare la vita.
Carrie Bradshaw che un tacco 12 non ti alza il cervello. Ma senza dubbio il lato B.
E nella vita si sa, una certa dose di culo aiuta.

  • Ma possono le scarpe “giuste” regalarti l’oro olimpico nei 100 metri?
  • O farti guadagnare il 3%?

Domande legittime. E semplici. Con una risposta altrettanto semplice.

No! Le scarpe con la placca di carbonio non danno nessun vantaggio rispetto alle tradizionale scarpe chiodate.

Pochi studi scientifici sull’argomento e di bassa qualità. Per la maggior parte con evidenti bias legati al marketing.
Studi condotti e pagati dalle stesse aziende produttrici per intenderci.
Ricordate le famose scarpe Vaporfly 4%? Il nome 4% e’ stato dato perché uno studio commissionato da Nike ha evidenziato una riduzione dell’economia del 4%. Nessun altro studio lo ha riconfermato.

Il vantaggio evidenziato (minimo e solamente su alcuni atleti) e’ stato messo in relazione con la “schiuma” utilizzata come materiale “ammortizzante” della scarpa.
Con buona pace del nostro direttore tecnico Fidal un velocista non sa proprio che farsene dell’ammortizzazione nella scarpa.

Questa e’ la scienza oggi! Ma il marketing e’ sempre in anticipo…

Aspettiamo (buone) nuove.


https://doi.org/10.1007/s40279-018-1024-z The Biomechanics of Competitive Male Runners in Three Marathon Racing Shoes: A Randomized Crossover Study
https://doi.org/10.1007/s40279-018-1012-3 A Randomized Crossover Study Investigating the Running Economyof Highly‑Trained Male and Female Distance Runners in Marathon
Racing Shoes versus Track Spikes
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/30804807/ Extrapolating Metabolic Savings in Running: Implications for Performance Predictions
https://doi.org/10.1080/02640414.2019.1633837 Running economy, mechanics, and marathon racing shoes
https://doi.org/10.1007/s00421-018-4038-1 Does an increase in energy return and/or longitudinal bending stiffness shoe features reduce the energetic cost of running?
https://doi.org/10.1016/j.jsams.2019.06.015 Does an increase in energy return and/or longitudinal bending stiffness shoe features reduce the energetic cost of running?
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32132824/Systematic  Review  of  the  Role  of Footwear  Constructions  in  Running Biomechanics:  Implications  for Running-Related  Injury  and  Performance

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