Lo sport (troppo) può nuocere alla salute (mentale)

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Nell’immaginario collettivo l’attività fisica rappresenta il pass per una vita in salute o perlomeno per mangiare fritti e strafogarsi di aperitivi con meno sensi di colpa.

Per alcuni correre 5 km è l’impresa più eroica che si possa immaginare nella propria vita (e forse anche l’ultima); per altri un combinato di 2 ore bici e un’ora di corsa costituisce un carico di energia ed un allenamento terminato senza essere in punto di morte significa avere sbagliato qualcosa.

Ma un rapporto intimo con il sudore che perdura anche dopo la fine della torrida estate e due Ironman appuntati nel calendario google 2019 sono davvero sintomi di salute?

Secondo uno studio pubblicato sul Lancet la durata ideale delle sedute di esercizio fisico è ricompresa tra i 30 ed i 60 minuti mentre gli allenamenti che eccedono i 90 minuti sono associati ad una peggiore salute mentale o ad un suo peggioramento.

La scienza ha dapprima dimostrato che 14 kilometri di corsa sono sufficienti per scassarsi una pizza ai quattro formaggi.
Ora, a fronte del crescente numero di persone che si sottopongono ad allenamenti estenuanti, si interroga sugli effetti mentali dell’esercizio fisico, cercando la risposta ad un inquietante quesito: la preparazione dell’ultra trail del Monte Bianco sarebbe stato sufficiente a trasformare Margherita Hack in Homer Simpson?

Se infatti non ci sono dubbi sugli effetti positivi dello sport sulla salute fisica, non altrettanto certo è l’impatto che lo sport può avere sulla sfera psichiatrica.

Lo studio pubblicato sul Lancet prende in esame 1,2 milioni di statunitensi, evidenziando che chi non fa esercizio fisico ha in media 3,4 giorni al mese di “cattiva salute mentale” intesa come stress, depressione o problemi emotivi. Chi fa abitualmente esercizio fisico invece ne ha solo 1,9.
E’ una riduzione del 43%: una cifra considerevole che conferma come lo sport riesca ad incidere sulla salute mentale di un individuo molto più di quanto facciano altri fattori sociali o demografici modificabili, quali il livello di istruzione o il reddito economico.

L’imponente mole di dati raccolti nello studio ha permesso di valutare anche i rapporti che intercorrono tra la salute mentale e il tipo, l’intensità e la frequenza di esercizio fisico.
Entro i limiti di cui dirò, tutti i tipi di esercizio fisico sono associati ad un miglioramento, ma quelli che hanno maggior incidenza sulla sfera psichiatrica sono gli sport di squadra, il ciclismo, la corsa e la palestra.
Frequenza e durata dell’allenamento sono altri due fattori che incidono su depressione e disturbi emotivi: i soggetti che si allenano tra 3 e 5 volte a settimana hanno una salute mentale migliore rispetto a chi si allena meno o più volte.
Chi esegue allenamenti compresi tra i 30 e i 60 minuti mostra una salute mentale migliore rispetto a chi compie allenamenti di 90 minuti.
Tuttavia gli eccessi sono da evitare: i soggetti che eseguono allenamenti giornalieri di durata superiore alle tre ore presentano più problemi persino di chi non fa nulla.

L’autore sottolinea allenamenti estenuanti e di lunga durata sono spesso associati a tratti di comportamento ossessivo.
A quanto pare il troppo stroppia anche nello sport: allenarsi più di 23 volte al mese o fare allenamenti più lunghi di 90 minuti non aiuta a stare meglio, ma comporta una maggiore probabilità di disturbi mentali.

Come tutti gli studi anche questo va letto con attenzione. Per valutare la salute mentale gli autori hanno raccolto dati di oltre un milione di soggetti. Ma di una popolazione che ha scelto Donald Trump come presidente.

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