Il Covid-19 avrebbe ucciso lo stesso numero di persone 50 anni fa?

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Doverose premesse: 

  • l’articolo è lungo. I pigri possono saltare direttamente all’ultimo paragrafo.
  • Non sono un negazionista 
  • Non voglio fare una lezione di morale né tantomeno incolpare i malati.

Voglio solo descrivere la realtà dei fatti e fare qualche riflessione su dati oggettivi rilevati durante la pandemia. Un primo elemento certo è che il Covid 19 può colpire chiunque ma non con la medesima intensità e soprattutto non uccide tutti indifferentemente.

Escludendo i casi delle persone più anziane, che sono le più fragili, il virus Covid 19 è pericoloso essenzialmente per quei soggetti che già soffrono di malattie croniche e comorbidità come ipertensione, obesità, diabete di tipo 2, vale a dire le patologie dell’età contemporanea.
Le misure di confinamento sarebbero state quindi necessarie anche 50 anni fa? 
Il virus avrebbe ucciso tanto quanto oggi? (nonostante le apparecchiature moderne dei reparti di terapia intensiva)

Il sovrappeso e l’obesità hanno avuto grande diffusione negli ultimi decenni nei paesi più ricchi. Il fatto più inquietante è che questo fenomeno comincia già in giovanissima età. Dati Istat  dicono che circa la metà (48,8%) dei bambini tra i 3 e i 5 anni fanno una vita troppo sedentaria.
Insomma la strada per il Covid, così come  per altre pandemie simili, è decisamente spianata laddove vi è maggior ricchezza.

Una triste conferma viene dagli Stati Uniti: persino Trump si è reso conto che gli Afroamericani sono stati i più colpiti dal Corona Virus (33% dei ricoveri sebbene rappresentino solo il 13% della popolazione)…
Certo il dato può avere diverse spiegazioni: lavori più esposti ai contatti, con maggiori livelli di precarietà e stress, un sistema sanitario interamente privatizzato.
Non può tuttavia ignorarsi che l’obesità nella popolazione afroamericana rappresenta un problema di dimensioni sempre più preoccupanti.

Il sovrappeso e le patologie associate aumentano nello stesso modo in cui diminuisce Il livello di attività fisica.  Le cause sono ben conosciute: come (non) ci si muove, come (non) si gioca, come si lavora…
E anche queste sono abitudini che si imparano molto presto.
Pensiamo solo a quanti bambini andavano a scuola camminando o correndo 50 anni fa.  Quanti lo fanno oggi?

Certo viviamo in un’epoca in cui lo sport fa tendenza, siamo più sportivi, ma siamo  decisamente meno attivi rispetto a mezzo secolo fa.
Ne è risultato un drastico calo delle prestazioni ed un incremento delle patologie connesse alla sedentarietà..
Il confronto tra le performance dei genitori con quelle dei loro figli alla stessa età è impietoso per questi ultimi.
La capacità di consumo massimo ossigeno durante un minuto di esercizio intenso ( indice di performance sportiva ma anche e soprattutto di salute) si è abbassata di circa lo 0,5% ogni anno tra il 1980 e il 2000.  
E’ un dato sconvolgente e non c’è dubbio che continuerà a decrescere.  Anche in questo caso il sovrappeso gioco un ruolo importante.

Certamente, nello sport, continuiamo a battere record.
Ma non abbiamo mai avuto così tanta differenza tra quella piccola percentuale di persone che fanno sport ad alto livello e le cui performance continuano a migliorare ed il 50%  di popolazione meno attiva il cui livello di attività fisica diminuisce di giorno in giorno.
Una disparità tra gli estremi, o forbice che si allarga, che ricorda molto qualcosa…

Durante il lockdown si è molto dibattuto sulla possibilità ed opportunità di praticare attività fisica all’aperto.
Laddove le istituzioni lo hanno permesso, le gravi restrizioni imposte (nei duecento metri ad esempio e cercando di evitare sceriffi veri o finti), si sono rivelate tali da non consentire una dose di esercizio sufficiente per compensare i deleteri effetti del combinato telelavoro/ Netflix/ lezioni di cucina.

Il grave decondizionamento fisico che ne è derivato avrà poi inevitabili ripercussioni sul sistema sanitario nazionale e sulla salute generale dei singoli.
Potrà accentuare quadri di dolore cronico e disturbi della sfera psichica. Che, a loro volta, determineranno un incremento dell’assenteismo dal lavoro (una volta passato l’entusiasmo di andare a ritrovare i colleghi) e una riduzione della produttività.  
Una sorta di cascata continua di effetti negativi anche per il sistema economico, già provato dalle rigide misure di contenimento.

Non si tratta di fare un discorso moralizzatore a livello individuale né di chiedere ai bambini di andare a scuola correndo invece che in auto.
Si tratta piuttosto di ribadire con forza la necessità di una nuova politica di promozione dell’attività fisica, di finanziamento dei programmi di ricerca nella scienza del movimento, di miglioramento delle ciclabili e dei trasporti attivi all’interno delle città, di piani di aiuto per organizzazioni e associazioni di volontari che aiutano le persone a muoversi con consapevolezza.
Una politica che stimoli il movimento ad ogni età.

Oltre a battersi per il miglioramento del Sistema Sanitario (tra l’altro contrastando  lo sfruttamento economico del dolore)  è necessaria una dura lotta contro la sedentarietà e l’inattività; mezzo di grande efficacia per ridurre il numero delle persone che visitano gli ospedali ogni giorno. 

No: il Covid 19 non avrebbe ucciso così tante persone 50 anni fa.

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