Risonanza magnetica e radiografie: servono davvero sempre per il mal di schiena e i dolori muscolari?

Risonanza magnetica mal di schiena

Riportiamo qui l’articolo articolo scientifico di Mitesh Kumar, intitolato “Overuse of Various Radiological and Pathological Investigations: Should We Be Safe or Sorry?”, per analizzare l’eccessivo utilizzo di esami radiologici per problematiche muscolari e scheletriche (qui il link all’articolo).

Negli ultimi anni l’uso di esami diagnostici come risonanza magnetica, radiografia o TAC è cresciuto in modo enorme.
Soprattutto quando si parla di mal di schiena, dolore al ginocchio, problemi alla spalla o dolori muscolari.

Spesso succede una cosa molto comune.

Il paziente ha dolore e la prima domanda è:

“Faccio una risonanza?”

La domanda è lecita. La risposta è, quasi sempre: “no, non serve”.

In molti casi è addirittura controproducente.


Il problema degli esami diagnostici fatti “tanto per sicurezza”

L’articolo di Kumar affronta un tema molto attuale: l’overuse diagnostico, cioè l’uso eccessivo di esami medici.

Secondo l’autore, oggi molti esami vengono prescritti anche quando non cambiano realmente la gestione del problema.

Questo succede per diversi motivi:

  • pazienti che chiedono direttamente gli esami

  • paura di sbagliare diagnosi

  • medicina difensiva

  • maggiore accesso a assicurazioni e servizi sanitari

  • convinzione diffusa che senza un esame non si possa fare diagnosi

Ma nella medicina muscoloscheletrica questo spesso non è vero.


La risonanza magnetica non sempre spiega il dolore

Molte persone senza dolore hanno alterazioni nelle risonanze.

Ad esempio si possono trovare:

  • protrusioni discali

  • discopatie

  • tendini degenerati, menischi rotti

  • segni di artrosi

Eppure la persona non ha alcun sintomo.

Vedere qualcosa in un esame non vuol dire che quella sia la causa del dolore.

Ed è qui che nasce uno dei problemi più grandi.


Quando gli esami creano più confusione che soluzioni

Quando si fa un esame troppo presto si rischia di trovare reperti incidentali.

Sono alterazioni che:

  • non causano il dolore

  • sono normali con l’età

  • esistono anche in persone sane

Ma una volta trovate possono:

  • spaventare il paziente

  • portare a ulteriori esami

  • generare trattamenti inutili

  • aumentare l’ansia verso il movimento

In pratica si entra in un circolo vizioso di diagnosi e inutili trattamenti.


Il vero strumento diagnostico resta la visita clinica

Come sottolinea Kumar nel suo articolo, non esiste alcun sostituto di una buona valutazione clinica.

Una diagnosi corretta nasce sempre da:

  1. una accurata storia del problema e un ascolto attento del paziente 

  2. l’esame clinico

  3. eventuali esami da effettuare solo se veramente necessari

Oggi succede quasi sempre il contrario:

prima si fa l’esame,
poi si cerca di capire il paziente.

La medicina dovrebbe funzionare esattamente all’opposto.


Quando la risonanza è davvero utile

Questo non significa che gli esami non servano.

Al contrario: sono fondamentali quando sono indicati.

Ad esempio in caso di sospetto:

  • fratture

  • lesioni gravi

  • problemi neurologici

  • infezioni

  • patologie tumorali

In queste situazioni l’esame cambia davvero la gestione del problema.

Un esame va effettuato se il risultato di questo può in qualche modo cambiare la gestione del problema del paziente

Ma nella maggior parte dei dolori muscolari e articolari, non è necessario farli.


La domanda giusta non è “che esame devo fare?”

Quando compare un dolore muscolare o articolare, la domanda più utile non è:

“Quale risonanza devo fare?”

ma piuttosto:

“Qual è la valutazione più adatta per capire il mio problema?”

Molto spesso la risposta è semplice:

una buona visita clinica.

Perché gli esami sono strumenti importanti, ma devono essere usati nel momento giusto e per il motivo giusto. Non per alimentare il marketing in sanità creando malati e malattie.


Mitesh Kumar
Overuse of Various Radiological and Pathological Investigations: Should We Be Safe or Sorry?

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